Cina accusata di cyber-spionaggio
Un’inchiesta del quotidiano francese Le Monde afferma che la Cina avrebbe spiato l’Unione Africana tra il 2012 e il 2017 citando delle fonti anonime interne all’istituzione. L’ambasciatore cinese smentisce la notizia, definendola “un’assurdità”, ma il dubbio resta.

“Penso si tratti di una storia sensazionale, ma è anche completamente falsa e assurda”. Con queste parole ieri, a margine del 30° Summit dell’organizzazione panafricana in corso da domenica nella sede di Addis Abeba, in Etiopia, l’ambasciatore cinese presso l’UA ha negato le rivelazioni del quotidiano francese Le Monde, pubblicate venerdì, secondo cui la Cina avrebbe sottratto informazioni dal database informatico dell’organizzazione, fino all’anno scorso.

Citando alcune fonti anonime interne all’istituzione, Le Monde ha affermato che gli esperti informatici dell’istituzione africana nel gennaio del 2017 si sono resi conto che il contenuto dei loro server veniva continuamente copiato e trasferito su altri misteriosi server a Shanghai, in Cina. Stando alle rivelazioni, si è scoperto che il sistema si saturava tra la mezzanotte e le due del mattino, quando gli uffici erano vuoti, e ciò avrebbe portato alla scoperta del dirottamento dei dati.

Sempre le stesse fonti affermano che i trasferimenti sarebbero andati avanti sin dall’inaugurazione della sede, nel 2012, costruita proprio dalla Repubblica Popolare grazie a un finanziamento di 200 milioni di dollari. L’opera è stata consegnata all’organizzazione “chiavi in mano”, compreso il sistema informatico dove però, stando a Le Monde, gli ingegneri cinesi avrebbero lasciato aperte volontariamente due falle, in modo da aver accesso discreto all’intera mole di scambi di documenti e produzioni interne all’UA. Dopo la scoperta dell’anno scorso, i server sarebbero stati sostituiti dagli informatici africani e sarebbe stata implementata una nuova architettura per la protezione dei dati.

Il quotidiano francese sostiene addirittura che lo scorso anno un gruppo di specialisti algerini e di esperti in cyber-sicurezza etiopi avrebbe ispezionato le sale e scoperto delle microspie piazzate negli uffici e nei muri dei palazzi.

I leader africani interpellati sulla notizia si sono mostrati scettici. Moussa Faki, presidente della Commissione dell’UA, ha detto di “non essere a conoscenza” di prove di spionaggio cinese, come anche il ruandese Paul Kagame, che ha appena assunto l’incarico di presidente di turno dell’istituzione, mentre il primo ministro etiope Hailemariam Desalegn ha affermato di “non credere alle accuse” e ha insistito sulle relazioni “forti” e “strategiche” con la Cina. Pechino è infatti il primo partner economico del continente con ben 149,2 miliardi di dollari di scambi commerciali nel 2016 e numerosi doni e prestiti concessi a tassi convenienti.

Lo scoop emerge durante un summit che ha molti temi più importanti e caldi in ballo: riforma dell’organizzazione per la l’autonomia economica, la lotta alla corruzione, la pace e la sicurezza con le numerose crisi ancora aperte nel continente, e infine la libera circolazione delle persone e la messa a punto di una zona di libero scambio continentale. Ciò non toglie che l’organizzazione debba anche tutelare la sua sovranità e integrità. L’autonomia economica, tanto cara a molti leader africani come il neo presidente Kagame, passa anche per l’indipendenza decisionale e di dibattito interno. Se fosse vero ciò che afferma Le Monde, non sarebbe la prima volta che partners stranieri “filantropi”, come la Cina, rubano informazioni per avere vantaggi nella tutela dei loro interessi nel continente.