NON SONO RAZZISTA MA – NOVEMBRE 2017
Marco Aime

«È meglio assumere un sottosegretario che una responsabilità» diceva Leo Longanesi, sintetizzando un caratteristico modo di agire, di pensare e di comunicare del nostro tempo. Un tratto culturale che rivela un progressivo aumento della de-responsabilizzazione. Responsabilità è un termine che fino a qualche decennio fa aveva un peso sociale e un valore morale rilevanti, tanto più se era riferito a un personaggio di rilievo pubblico. Dire di un individuo «è una persona responsabile», significava riconoscergli la capacità di sapere prendere decisioni e di assumersi il peso delle loro conseguenze. Infatti, deriva dal latino responsus, participio passato del verbo respondere. «La responsabilità è il prezzo della grandezza» sosteneva Winston Churchill, uno che la responsabilità se l’era presa davvero, promettendo ai britannici “sangue, sudore e lacrime”.

Se la responsabilità è il prezzo della grandezza, è chiaro perché non abbiamo un Churchill, ma piccole figure meschine, che si guardano bene dal prendersi carico delle loro parole e delle loro azioni. Bisogna invece chiedere a gran voce che non si può parlare impunemente e poi fare spallucce e buttare tutto in risata. Chiedere che quelli come Salvini & C., quando dicono che bisognerebbe sparare ai barconi dei migranti, prendano loro le armi e vadano a sparare. Ovviamente davanti alle telecamere di tutto il mondo, ma lo facciano. Loro, non l’esercito o la polizia. Che dimostrino il coraggio delle loro azioni, che uccidano persone inermi, donne, bambini. Avanti, siate coerenti.

Chiediamo al ministro Minniti e al governo tutto, che mandino Milena Gabanelli a fare un reportage sui lager libici, finanziati lautamente dall’Europa e dall’Italia, che non ci dicano solo che gli arrivi sono diminuiti, ma ci mostrino dove sono “svanite” tutte quelle persone. Ci facciano davvero vedere il vero volto della nostra democrazia da esportazione. Si prendano la responsabilità delle loro azioni. Troppo comodo nascondersi dietro formule burocratiche, dietro finzioni lessicali, che camuffano la realtà. Si dica che qualche voto in più vale ben migliaia di vita. Rimarremmo forse scioccati, ma almeno sapremmo con chi abbiamo a che fare. Ma forse lo sappiamo anche così.

Lager libici

Ahmad Dabbashi, già trafficante di migranti, ora comanda una delle milizie che controllano delle coste della Libia. Secondo fonti di intelligence libiche, riprese dalla stampa italiana, «avrebbe ricevuto almeno 5 milioni di euro dal governo italiano» per bloccare le partenze.