PAROLE DEL SUD – GENNAIO 2017
Comboniani Brasile

Realmente, qui in Brasile ci rendiamo conto che «non saremo più gli stessi». È una frase che sentiamo ripetere spesso, dopo tutto quel che è successo nel 2016. Avvenimenti che abbiamo cercato di raccontarvi in questa pagina, a partire da storie “dal basso”.

Un presidente, che in molti consideriamo illegittimo, ha scalzato un governo già di per sé molto contaminato dalla corruzione. Ma la storia non è cambiata, anzi, sta peggiorando. La recessione economica che si prevedeva con il governo Dilma era un -3,5% del Pil. Dopo sette mesi di governo del presidente Temer, la prospettiva è del -7%. La disoccupazione è passata da 10 a 12 milioni. Non si è realizzata la “promessa magica” gridata ai quattro venti, di riorganizzare il paese e di innescare la crescita economica.

Non saremo più gli stessi perché tutta l’instabilità e la polarizzazione degli schieramenti politici, incentivata da una intensa manipolazione mediatica, ci hanno restituito un paese ferito, diviso e oggi disilluso. Alcuni arrivano a dire che «forse non siamo mai stati una nazione, ma un agglomerato di persone che occupano lo stesso territorio».

In questo senso, il riconoscimento della “plurinazionalità” del Brasile potrebbe essere anche un passo avanti, come lo è stato in Bolivia ed Ecuador grazie alle Costituzioni nazionali. Ma neppure nei piccoli tasselli del grande mosaico-nazione brasiliano la gente riesce ad avere il controllo dei propri territori.

Gli indigeni akrãtikatêgê dello stato del Pará ogni anno organizzano una gara tipica della loro cultura: diverse squadre compiono un percorso, a staffetta, portando sulle spalle un pesante tronco d’albero. Mi sembra una buona metafora del peso che sta sempre più schiacciando le comunità tradizionali e, in generale, chi vive nelle periferie.

Tra il 2004 ed il 2012 il Brasile era riuscito a diminuire dell’80% la deforestazione dell’Amazzonia. Negli ultimi quattro anni, però, il saccheggio è cresciuto del 35%, soprattutto per via di minori investimenti nella lotta contro il taglio illegale di alberi e a causa del disastroso Codice forestale approvato tre anni fa.

Quando le comunità locali cercano di imporre strategie di autodifesa del territorio e dei beni comuni, ecco la violenza a stroncare la loro resistenza. Negli ultimi tre mesi sono stati assassinati e mutilati sei leader indigeni del popolo guajajara, nello stato del Maranhão: diversi di loro si erano opposti al contrabbando di legname e all’invasione delle terre indigene.

Eppure la speranza non manca! Nel Maranhão, per esempio, i diversi gruppi schiacciati da questa violenza si stanno incontrando tra loro nella “Tela di popoli e comunità tradizionali”. A novembre si è realizzato il quinto incontro, con condivisione di storie di resistenza e autonomia, nella prospettiva ispiratrice del Bem Viver, la visione profonda della vita che gli indigeni ci possono ancora insegnare.

Anche i vescovi di tutta l’Amazzonia si sono riuniti, lo scorso novembre, ripensando una Chiesa in chiave amazzonica e orientata verso l’orizzonte dell’ecologia integrale (LS 137). Dicono i vescovi: «La memoria dei primi missionari ci aiuta a vincere la paura di aprire cammini nuovi».

Uno di essi è proposto a tutta la Chiesa dal Movimento cattolico globale per il clima: la celebrazione del Tempo liturgico della creazione, dal 1 settembre (giornata mondiale di preghiera per la cura del creato) al 4 ottobre (festa di san Francesco d’Assisi). Un tempo di sensibilizzazione, conversione e azioni concrete della Chiesa, a tutti i livelli, per tradurre in pratica l’enciclica Laudato si’, andare oltre gli slogan e poter sul serio dare ragione della nostra speranza: anno nuovo, vita nuova!