Quasi 2mila miliardi di dollari di spese militari. 252 dollari a testa, infanti e centenari inclusi. I cantori dei benefici di un mondo bellicista si rallegreranno nel leggere i nuovi dati pubblicati ieri dall’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma (Sipri). Regolarmente, a fine aprile, l’istituto fotografa lo stato di salute “armato” del globo.

Nell’ultimo report, la spesa militare complessiva è salita a 1.981 miliardi di dollari nel 2020, con un aumento del 2,6% in termini reali rispetto al 2019. I cinque maggiori investitori, che insieme rappresentano il 62% della spesa militare globale, sono Stati Uniti, Cina, India, Russia e Regno Unito. È Londra la sorpresa, che scalza dal quinto posto l’Arabia Saudita. L’Italia, settimana, è il paese tra i primi 15 che è cresciuto di più in percentuale (7,5%). La spesa in Africa, invece, è aumentata del 5,1%.

L’incremento complessivo del 2,6% è avvenuto in un anno in cui il prodotto interno lordo globale è calato del 4,4%, stando alle proiezioni del Fondo monetario internazionale (Fmi). Calo dovuto in gran parte per gli impatti economici della pandemia Covid-19. Di conseguenza, la spesa militare in percentuale del Pil ha raggiunto una media globale del 2,4% nel 2020, rispetto al 2,2% nel 2019. Si tratta dell’aumento annuale maggiore delle spese militari dalla crisi finanziaria ed economica globale nel 2009.

«Possiamo dire con una certa sicurezza che la pandemia non ha avuto un impatto significativo sulla spesa militare globale nel 2020», ha spiegato Diego Lopes da Silva, ricercatore del Sipri Arms and Military Expenditure Programme. «Resta da vedere se i paesi manterranno questo livello di spesa militare in un secondo anno di pandemia».

Il dominio americano

La spesa dei primi 15 paesi ha raggiunto i 1.603 miliardi di dollari nel 2020 e da soli rappresentano l’81% della spesa globale. Ma di quell’81%, quasi il 40% è rappresentato dal budget di un solo paese: gli Stati Uniti, che nel 2020 hanno investito nel militare 778 miliardi di dollari, il 4,4% in più rispetto al 2019. Ci vuole la somma delle spese dei 12 paesi che seguono Washington in classifica per eguagliare il budget a stelle a strisce.

Per gli Usa si tratta del terzo anno consecutivo di incremento nel settore difesa, a seguito di sette anni di continui tagli. Per il Sipri, gli aumenti sono attribuibili, in primo luogo, ai forti investimenti in ricerca e sviluppo, con diversi progetti a lungo termine che riguardano la modernizzazione dell’arsenale nucleare e il procurement di armi su larga scala.

Per la ricercatrice Alexandra Marksteiner, «tutto questo riflette la crescente preoccupazione per le minacce poste da avversari strategici come la Cina e la Russia e, allo stesso tempo, dipende anche dalla spinta dell’amministrazione Trump a rafforzare quello che vedeva come un esercito statunitense impoverito».

Tutti i paesi della top 15 (tranne Usa, Gran Bretagna e Italia) hanno una spesa militare più alta rispetto a 10 anni fa. L’exploit più clamoroso è della Cina: il 2020 rappresenta il 26° anno consecutivo di crescita. Il suo investimento militare è stato stimato in 252 miliardi di dollari: l’1,9% in più rispetto al 2019 e il 76% in più del 2011.

La Nato e l’Italia

Quasi tutti i membri dell’Organizzazione del trattato nordatlantico hanno visto aumentare i loro investimenti militari nel 2020. Dodici membri Nato hanno speso il 2% o più del loro Pil per i loro eserciti, che rappresenta l’obiettivo di spesa orientativo imposto dall’Alleanza. Nel 2019 erano 9 i paesi che avevano centrato il target. La Francia, per esempio, l’ottavo più grande investitore a livello globale, ha superato la soglia del 2% per la prima volta dal 2009.

Probabilmente questa percentuale in crescita dipende più dal calo dei Pil nazionali che dalla precisa volontà di raggiungere l’obiettivo da parte dei singoli stati.

E l’Italia? Non raggiunge il 2% del Pil (si ferma all’1,6%), ma registra la più alta percentuale di crescita tra i primi 15 paesi in classifica. È passata dai 26,8 miliardi di dollari del 2019 ai 28,9 del 2020, con un incremento del 7,5%. Un successo per la dottrina del ministro della difesa Guerini. E la spesa è destinata a crescere ulteriormente nel 2021. Secondo le stime anticipate dall’Osservatorio Mil€x, il bilancio grigioverde aumenterà fino a quasi 25 miliardi di euro (oltre 30 miliardi di dollari), con un +8% rispetto al 2020.

L’Africa

La spesa militare mondiale è fortemente concentrata in due delle cinque regioni: nelle Americhe (43%) e nell’Asia e Oceania (27%). L’Europa rappresenta il 19%. L’Africa ha la quota più piccola, con il 2,2%.

La spesa militare nel continente africano è stata stimata in 43,2 miliardi di dollari nel 2020, il 5,1% in più rispetto al 2019 e l’11% in più rispetto al 2011. Si tratta della seconda importante crescita consecutiva degli ultimi 5 anni.

L’aumento del 2020 è dovuto principalmente all’incremento delle spese nel Nordafrica, cresciute del 6,4%, a 24,7 miliardi di dollari. Cifra comunque inferiore rispetto alla fotografia esatta dell’area. Il Sipri, infatti, non considera della regione l’Egitto (classificato come paese mediorientale), che nel 2020 ha visto un incremento del bilancio militare del 7,3%.

La spesa militare dell’area nordafricana ha visto comunque una crescita del 42% nel corso del decennio.

Con 9,7 miliardi di dollari, l’Algeria resta il principale “investitore” dell’intero continente, anche se in flessione del 3,4% rispetto al 2019 a causa della pandemia e dei mancati introiti petroliferi.  

Nel 2020 la spesa militare del Marocco è stata di 4,8 miliardi di dollari, con un incremento del 29% rispetto all’anno precedente e un +54% rispetto al 2011. Diversi i fattori alla base dell’aumento, tra cui un imponente programma di approvvigionamento di armi (iniziato nel 2017), il conflitto in corso con il Fronte Polisario, nel Sahara occidentale, e le tensioni con la vicina Algeria.

Nell’Africa subsahariana colpisce il dato dell’Uganda: nel 2020 ha visto una crescita della spesa militare del 46%, la più rilevante a livello mondiale. Kampala ha portato il suo bilancio della difesa a 985 milioni di dollari, giustificandolo con il perenne scontro con le Forze democratiche alleate. E, comunque, si trova al quinto posto nella classifica dei paesi subsahariani che hanno speso di più.

Al primo ci sta il Sudafrica con 3,2 miliardi, seguito dalla Nigeria con 2,6 miliardi e con una crescita del 29% rispetto al 2019. La lotta contro Boko Haram e altri gruppi estremisti islamici è stata una sfida persistente per Abuja nell’ultimo decennio. Calano invece le spese militari di Angola (994 milioni di dollari; -12%) e del Sudan (934 milioni; -37%).

Complessivamente la spesa dell’Africa subsahariana è stata di 18,5 miliardi di dollari. Il 3,4% in più rispetto al 2019, ma il 13% in meno rispetto al 2011.

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