GIUFA’ – marzo 2010
Gad Lerner

Proprio nei giorni in cui le indagini della magistratura sugli appalti della Protezione civile evidenziavano l’offerta di prestazioni sessuali come nuova forma di corruzione diffusa nella classe dirigente, al premier Berlusconi è scappata una battuta di spirito che sarebbe sbagliato ignorare. Si trovava in conferenza stampa con il presidente albanese Sali Berisha, impegnato ad assicurare l’impegno del suo governo contro il traffico degli scafisti che sbarcano sulla costa pugliese gli emigranti irregolari. Berlusconi lo ha interrotto, sorridendo: «D’accordo, ma un po’ di belle ragazze mandatecele pure ancora». Risate (d’imbarazzo? Speriamo…) fra i presenti.

Niente di nuovo, naturalmente. Berlusconi nel maggio 2009 aveva subito la richiesta di divorzio da parte della moglie per via della parossistica ostentazione con cui rivendica e pratica il ruolo dello “sciupafemmine”. Né pare disturbarlo più di tanto che gli italiani siano venuti a conoscenza delle feste da lui organizzate nei suoi palazzi con decine di giovani donne, talvolta reclutate per lui da affaristi senza scrupoli. Confi da che tale pratica susciti, semmai, l’invidia e l’ammirazione dei maschi italiani.

L’unico provvedimento seguito a tali rivelazioni fu l’insabbiamento, alla chetichella, di un disegno di legge governativo che stabiliva multe per le prostitute e i loro clienti.

Eppure, la battuta sulle belle ragazze albanesi – spero di non illudermi – segnala un’incomprensione da parte del premier. Il clima intorno a lui è cambiato. Il grande seduttore ha deluso il suo pubblico femminile e provoca disagio anche in un elettorato maschile conservatore ma indisponibile a riconoscersi nella mortificazione dell’amore usa-e-getta. È una falsa immagine quella che descrive l’Italia come un paese dedito, nella sua maggioranza, a relazioni erotiche mercificate, in cui il partner si compra, considerandolo né più né meno un oggetto.

Gli stranieri no, ma le straniere, invece, sì? Benvenute le albanesi, e magari anche le ucraine e le nigeriane? La miseria culturale di una classe dirigente che cementa al suo interno un patto di omertà, anche attraverso le scorribande da casino – confidando che il segreto complice vincoli per sempre il compare d’avventura –, rappresenta né più né meno, lo ripeto, una nuova forma di corruzione. Ma il riferimento alle donne straniere, spesso oggetto di traffici schiavistici, brutalizzate e perfino assassinate lungo le strade della penisola, offende i valori più elementari.

Provo a mettermi nei panni di un lavoratore albanese immigrato che si chiede: «È così che il capo del vostro governo considera le nostre donne?».

Anche nelle relazioni umane fondamentali, ci perviene dall’alto l’esempio peggiore.