BLOCCHI ETNICI, POLITICA A BRANDELLI – DOSSIER LUGLIO 2017

I vescovi invitano i cristiani a un serio discernimento nella scelta dei candidati e a contrastare il fenomeno della corruzione. Preoccupazione per la possibilità del ripetersi di violenze.

«Dobbiamo essere cittadini responsabili ed eleggere leader integerrimi», dichiarava il vescovo di Eldoret, Cornelius Korir, incaricato della Commissione di giustizia e pace, alla cerimonia di inaugurazione, il 25 febbraio scorso, della campagna quaresimale intitolata “Elezioni pacifiche e credibili…leader integerrimi”. Davanti a migliaia di cristiani, non solo cattolici, il vescovo motivava così il suo appello: «Negli ultimi quattro anni ci sono stati forti richiami ai nostri leader politici affinché agiscano responsabilmente e rendano conto delle loro azioni. Ci sono stati vari casi di corruzione, richieste di impeachment e vere e proprie ruberie ai danni dell’erario pubblico. Per questo il tema della leadership responsabile è tanto importante».

Da mesi, l’argomento elezioni occupa il dibattito pubblico. Tutti si dicono preoccupati della possibilità di violenze in occasione delle elezioni. E non a caso. Sin dalla primavera delle democrazie in Africa negli anni ’90, tutte le elezioni politiche in Kenya sono state segnate da violenze e soprusi. Nel 2007 si è giunti a un passo dalla guerra civile. Allora, il conteggio ufficiale dei morti fu di 1.700 vittime. In realtà, i morti furono ben oltre il doppio e seicentomila kenyani dovettero abbandonare le loro proprietà nella regione della Rift Valley. E sono tuttora in campi profughi o ospitati da parenti in altre regioni del paese. A fine aprile, i vescovi cattolici sono tornati a manifestare le loro preoccupazioni con un comunicato ufficiale. «La paura dell’estendersi della violenza non può essere ignorata. Molti cittadini hanno perso la fiducia nelle istituzioni e temono il caos», hanno evidenziato i pastori.

La realtà è alquanto complicata. I primi ad avere paura della violenza sono gli stessi politici. «Ho paura dei candidati indipendenti che per la prima volta vogliono entrare in parlamento – mi ha confidato un esponente dell’opposizione ?. Sanno di non potercela fare contro la macchina dei partiti e quindi spendono soldi per organizzare gruppi di criminali che provocano violenza». Durante le elezioni primarie lo scorso aprile, vaste aree della Rift Valley hanno rivissuto lo scenario di violenza del 2007. Bande armate scorrazzavano nella zona di Baringo, uccidendo indiscriminatamente e rubando il bestiame. A organizzare queste bande, si vociferava, erano alcuni politici locali che della insicurezza avevano fatto un campo di battaglia per essere rieletti. Alla fine di maggio, i tre figli di un candidato sono stati ritrovati con la gola tagliata. Il fatto ha colpito per l’efferatezza e ha seminato il panico tra i politici. Quando la polizia ha arrestato il colpevole, lo zio dei bambini, una persona con gravi disturbi psichici, molti hanno pensato a una montatura della polizia per coprire la verità. Tutto ciò la dice lunga sul tipo di sentimenti e paure che animano oggi il paese. 

Necessario un cambiamento di mentalità 

Tutte le Chiese sono intervenute per richiamare l’attenzione su possibili violenze, invitando la popolazione a discernere bene i candidati da votare. Il messaggio è stato recepito dai più. Allo stesso tempo, però, i segnali che vengono dalle Chiese sono ambigui. Soltanto un vescovo cattolico ha proibito ai propri sacerdoti di accettare regali dai politici prima delle elezioni. In alcuni casi, invece, sono stati i leader religiosi stessi a chiedere ai politici di contribuire alla raccolta di fondi per…

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