Per Audrey Gaughran, responsabile del settore Imprese e diritti umani di Amnesty International, non è più sufficiente l’attività di sensibilizzazione dei consumatori. Per la tutela dei diritti ambientali e umani è necessario un intervento diretto degli stati per evitare gli abusi delle grandi aziende.

Ha le idee chiare Audrey Gaughran, responsabile del settore Imprese e diritti umani di Amnesty International che, stamattina, ha animato l’incontro sulla crisi dei diritti nell’economia globalizzata, al secondo giorno della sesta edizione del Festival di economia di Trento.

Per garantire una maggior responsabilità delle multinazionali nei confronti della questione dei diritti ambientali e umani, le organizzazioni che, su scala internazionale, favoriscono tali diritti – tra cui Amnesty stessa – devono ora concentrarsi sulla promozione d’interventi legislativi obbligatori, presso gli organi esecutivi e legislativi degli Stati dove risiedono o operano tali società.

Per l’attivista internazionale, una tutela effettiva non può più basarsi solo sulle azioni, lanciate negli ultimi anni, di sensibilizzazione dei consumatori dei paesi industriali sugli abusi delle multinazionali. Abusi che possono essere di vario tipo, tra cui lo sfruttamento del lavoro minorile e l’inquinamento ambientale. Le politiche di CSR (Corporate Social Responsability), adottate negli scorsi anni dalle stesse aziende per dimostrare il loro interesse verso le questioni sociali, sembrano anche loro essere poco credibili agli occhi delle Ong.

Secondo Gaughran, tali pratiche hanno solo creato confusione, facendo passare l’idea secondo cui sia possibile sostituire l’abuso dei diritti umani con la realizzazione di opere caritatevoli, oppure con la presentazione di certificazioni non emesse da organismi indipendenti. Insomma, secondo la responsabile Imprese e diritti umani di Amnesty International, le società si comportano meglio soprattutto quando sono costrette a farlo.

In molti paesi in via di sviluppo, però, il potere delle multinazionali supera quello dello Stato, rendendo difficile la promozione di efficaci azioni legislative. In Nigeria, prosegue Gaughran, il complesso rapporto tra Stato e aziende petrolifere rende difficile la determinazione delle responsabilità sulle processo contro l’azienda olandese Trafigura, garantire alle comunità la possibilità di lanciare azioni legali negli Stati dove i diritti sono davvero tutelati. Gaughran ha terminato il suo intervento affermando come, parallelamente al lavoro sugli atti legislativi e giudiziari, sia necessario assicurare alle vittime delle multinazionali l’accesso all’informazione. Questo, per permettergli di controllare meglio queste aziende globali che, spesso, sono le uniche detentrici di dati riguardanti l’impatto socio-ambientale delle loro attività.