Il parolificio ufficiale, quando è costretto a discutere di temi ostici come il dramma di Giulio Regeni o il recente arresto al Cairo del ricercatore dell’Università di Bologna Patrick Zaki, prevede un vocabolario umanitario ricco di “preoccupati”, “mobilitati”, “sdegnati”, “irritati”. Poi cala il sipario ed entra in gioco la realtà. E si scopre che mai come oggi i governanti italiani sono affascinati dal faraone Abdel Fattah al-Sisi, il presidente-generale egiziano alla guida, con mano autoritaria, del paese dal 2013. Talmente affascinati da trasformare Il Cairo nel parco giochi delle industrie di guerra italiane.

Proprio così: nel 2019 l’Egitto è il primo paese destinatario di armamenti italiani: 871 milioni di euro, per una fornitura di 32 elicotteri (24 AW149 più 8 AW189). Lo certifica l’annuale Relazione della presidenza del Consiglio sull’import ed export di armi, di cui Nigrizia anticipa i dati principali.

Una somma, gli 871 milioni, che oggi potrebbe perfino apparire poco più di una mancia concessa dalla sfinge egiziana alle nostre aziende. Se fossero confermate le indiscrezioni pubblicate a metà febbraio dal giornale online Arab Weekly, Il Cairo starebbe per acquistare da Roma 6 fregate multiuso FREMM, 20 imbarcazioni per le operazioni di pattugliamento off-shore, 24 jet Eurofighter, numerosi jet avanzati da addestramento e un satellite. Il tutto, riporta il quotidiano, per un valore di circa 10,7 miliardi di dollari. Altri giornali specializzati parlano di una cifra superiore ai 9 miliardi di euro.

Al-Sisi, è noto, si è lanciato in un programma di riarmo impressionante finanziato in parte dagli alleati del Golfo. Ma ora vuole diversificare gli acquisti. Un tempo a fornirgli il materiale da guerra era prevalentemente Washington. Ora oltre a Parigi (tra il 2012 e il 2016 il mercato egiziano ha rappresentato più del 10% delle esportazioni totali di armi francesi), c’è Roma. Il faraone ha da risistemare l’immagine ammaccata dal caso Regeni e tenersi buona l’Italia nello scacchiere del Mediterraneo.

La classifica della Relazione

Resta il dato della Relazione governativa sull’export armiero: l’Egitto, decimo nel 2018, si colloca al primo posto nella classifica 2019 dei paesi destinatari. Seguito, curiosamente, dal piccolo Turkmenistan lo staterello con poco più di 5,5 milioni di abitanti incastonato tra Iran, Afghanistan, Uzbekistan e Kazakistan guidato da una dittatura monopartitica ferrea. 446,1 milioni il valore delle armi vendute dalle nostre aziende ad Aşgabat. Che il Turkmenistan abbia indossato l’elmetto per mettersi a fare la guerra ai vicini così importanti sembra poco probabile. Quelle armi potrebbero così servire per la repressione interna oppure il paese è stato l’attore, non protagonista, di una qualche operazione triangolare, dove il beneficiario delle armi, alla fine, è rimasto nell’ombra.

Al terzo posto della classifica il Regno Unito, con 419 milioni di euro: Londra torna così tra i primi sbocchi italiani nel settore.

Fra i primi 10 paesi ve ne sono 2 della Ue (Francia e Germania), 2 americani (Stati Uniti e il Brasile di Bolsonaro) 2 nordafricani (Egitto e Algeria), 2 asiatici (Turkmenistan e Corea del Sud), Gran Bretagna e Australia.

Calo dell’export

Nel 2019, il valore complessivo delle autorizzazioni per movimentazioni di materiali d’armamento è stato di 5,389 miliardi di euro, dei quali: 5,174 miliardi in uscita dall’Italia, (-1,38% rispetto ai valori 2018 e -49,35% rispetto al 2017); e  215 milioni in entrata (-56,76% rispetto al 2018).

Il valore totale delle autorizzazioni in uscita conferma il trend in discesa iniziato nel 2016.

Calo imputabile principalmente alla diminuzione delle autorizzazioni individuali di esportazione (ossia il trasferimento a un solo destinatario predeterminato). Nel 2019 sono state pari a 4,085 miliardi di euro un -14,50 rispetto ai 4,778 miliardi del 2018.

Sono stati 84 (come nel 2018) i paesi destinatari delle nostre armi.

La novità riguarda il valore complessivo delle singole licenze: mentre nel 2018, un solo stato è risultato destinatario di licenze di valore complessivo superiore al miliardo di euro (Qatar), nel 2019 nessun paese ha superato tale soglia. Ci sono stati, tuttavia, 11 paesi (7 nel 2018) con valori compresi tra 100 milioni e un miliardo di euro; 19 (23 nel 2018) con valori compresi tra 10 milioni e 100 milioni; 22 (23 nel 2018) con valori compresi tra 1 milioni e 10 milioni; 32 (30 nel 2018) con valori inferiori a 1 milione.

Le aree geografiche

Tutte le aree geografiche hanno registrato incrementi ad eccezione dell’Africa settentrionale e del Medioriente, che rappresentano, comunque, l’approdo principale delle nostre armi (il 32,65% del totale mondiale, era il 48,27% nel 2018). In calo anche l’export in Asia (8,22%  contro il 21,58% del 2018) e in Africa subsahariana, con una quota sul totale mondiale dello 0,64% (0,78% nel 2018).

La destinazione prevalente, comunque, resta fuori dai confini Ue/Nato: il 62,7% dell’esportazione va in paesi non europei o della Nato.

Africa

Oltre al picco dell’Egitto, è da segnalare nell’Africa settentrionale il dato rilevante dell’Algeria: 172,7 milioni di euro l’export armiero italiano in quel paese. Il valore più alto degli ultimi 6 anni. E sappiamo come l’Algeria stia attraversando una fase di passaggio, dopo la detronizzazione della “mummia” Bouteflika, carica di tensioni. E di violazione dei diritti. È di queste ore l’appello congiunto della Federazione internazionale dei diritti umani (Fidh) e dell’Organizzazione mondiale contro la tortura (Omct) in cui si condanna la repressione violenta subita dal movimento di protesta algerino Hirak e dagli attivisti in difesa dei diritti umani ad Algeri da parte delle autorità locali.

 

Il valore delle esportazioni nell’area subsahariana (26 milioni di euro) è il più basso dal 2011.  Di quella cifra, il 76% finisce in Nigeria dove abbiamo venduto armi per 19,7 milioni di euro.

 

Le aziende

Le prime 15 società esportatrici hanno un peso finanziario del 92,68% sul totale del valore esportato con licenze individuali.

I primi cinque operatori sono stati Leonardo S.p.A. (58,06%), Elettronica S.p.A. (5,51%), Calzoni R.r.L. (4,35%), Orizzonte Sistemi Navali S.p.A. (4,22%) e Iveco Defence Vehicles S.p.A. (4,14%) che hanno rappresentato il 76% circa del valore. Tra esse, Leonardo è risultata destinataria del 32,80% del totale delle autorizzazioni.

 

Boom bancario

Resta sorprendente il dato bancario. Da anni sono in corso cambiamenti nel mondo finanziario italiano, allergico a ideologie che non producano denaro e utili. Per le banche rimane strategico mungere la munifica industria bellica. E lo certifica la Relazione. Il 2019 segna infatti un nuovo record sia per quanto riguarda le segnalazioni inerenti a transazioni bancarie (17.678 contro i 16,101 del 2018) sia per il volume complessivo delle transazioni stesse: 10,3 miliardi di euro contro i 9 miliardi del 2018. Oltre il 67% delle transazioni esportazioni definitive (esclusi gli importi accessori) è stato negoziato solamente da tre istituti di credito.