Costa d’Avorio: elezioni presidenziali
La classe politica ivoriana ha trovato un nuovo accordo sulla data delle elezioni presidenziali continuamente rimandate dal 2005. Si svolgeranno il 31 ottobre prossimo. Lo ha annunciato ieri il primo ministro Guillaume Soro (nella foto) al termine di una riunione del Consiglio dei ministri che ha accolto la proposta lanciata il giorno prima dalla Commissione elettorale indipendente (Cie).

Le presidenziali in Costa d’Avorio rientrano tra gli appuntamenti più attesi della storia elettorale del continente. Inizialmente gli ivoriani dovevano scegliere il loro presidente nel 2005 per porre fine alla crisi politico-militare nata nel 2002, dopo il tentato colpo di stato orchestrato dai ribelli delle Forze Nuove contro il presidente Laurent Gbagbo, eletto regolarmente nel 2000 per un mandato di cinque anni.

 

Da allora gli ivoriani si sono visti proporre diverse volte la data delle presidenziali, l’ultima delle quali il 29 novembre scorso, quando un decreto del presidente Gbagbo ha sciolto il governo e la Commissione elettorale.

 

Quello che era stato annunciato come «un leggero ritardo» dall’allora capo della Cie, Robert Beugré, si è rivelato invece una paralisi politico-istituzionale ancora in atto. In realtà, non c’è niente di “leggero” dietro il continuo slittamento degli appuntamenti elettorali in Costa d’Avorio. Ci sono invece ancora molti nodi da sciogliere. Tra questi il disarmo degli ex ribelli delle Forze Nuove. Questi ultimi controllano ancora la parte nord del paese, nonostante la nomina a primo ministro del loro leader Soro, in base agli accordi di pace firmati nel 2007. Il più recente di questi accordi, siglato nel 2008, stabilisce infatti che i 5.000 militari dell’ex ribellione siano disarmati entro i due mesi che precedono le presidenziali. Cosa non ancora avvenuta.

 

Un altro nodo, quello che ha maggiormente condizionato la tenuta delle elezioni, riguarda l’identificazione e della registrazione degli elettori. Una questione che sta molto a cuore ai sostenitori del presidente Laurend Gbagbo e che ha origine nell’individuazione della cosiddetta “ivorianità”, in base alla quale, nel 1995, l’oppositore Alassane Ouattara, accusato di essere originario del vicino Burkina Faso, fu escluso dalle presidenziali dall’allora presidente Henry Konan Bédié. Oggi i due sono entrambi candidati alla presidenza tra le fila dell’opposizione.

 

Lo scorso novembre i sostenitori di Gbagbo hanno accusano l’opposizione di aver falsificato la lista elettorale con la complicità dell’ex capo della Cie, introducendo illegalmente circa 850.000 nomi di elettori che, secondo Gbagbo, non avrebbero diritto di voto in quanto “non ivoriani”.

 

In tal senso, un’operazione di verifica “speciale” della lista in questione è stata avviata lo scorso 20 luglio dalla nuova Cie. L’iniziativa, che potrebbe dare luogo a delle invalidazioni di alcuni nomi già inseriti nella lista elettorale, si è conclusa lunedì scorso. Ma i risultati non sono ancora stati comunicati.