Mozambico / Agricoltura
In Mozambico, come in gran parte del continente, il settore agricolo avrebbe bisogno di essere riformato per combattere la povertà. I piccoli e medi coltivatori continuano a restare alla mercé del mercato globale e senza protezione da parte dello stato. La recente crisi generata dalla coltivazione del pigeon pea ne è la prova.

Il pigeon pea (Cajanus cajan), un legume simile al classico fagiolo ma molto resistente alla siccità e adattabile all’ambiente, non è mai stato una coltura diffusa fra gli agricoltori mozambicani. In India è però molto richiesto perché è la base di alcuni piatti tipici come il dahl (una zuppa speziata).

L’anno scorso, il timore di un’incombente carenza di questo prodotto, ha spinto le autorità di Nuova Delhi a rivolgersi all’estero. Nel luglio del 2016, durante la visita del primo ministro indiano Narendra Modi in Mozambico, i due governi hanno siglato una serie di accordi, uno dei quali impegnava l’India ad importare ingenti quote annuali di pigeon pea dal paese africano, per un totale di 375 mila tonnellate fino al 2019.

Il governo di Maputo ha così iniziato a incentivare massivamente la produzione di questo legume, assicurando al coltivatore un buon prezzo grazie all’esportazione oltre oceano. Il paese ha registrato un raccolto record, con una produttività balzata da 60 mila tonnellate nel 2014, alle attuali 300 mila.

Il problema è che, contemporaneamente, anche in India è avvenuto lo stesso, e ciò ha causato il crollo del prezzo d’acquisto, da 50 meticais al chilo (0,70 euro) a 5 meticais al chilo, ovvero metà del costo di produzione.

L’esecutivo indiano ha anche mostrato una certa incertezza nel voler rispettare gli accordi presi, dato che in agosto ha deciso di bloccare temporaneamente le importazioni, per tutelare i suoi agricoltori.

Inutile dire che il settore agricolo mozambicano (che contribuisce circa al 32% del Pil) è stato fortemente danneggiato, specie i piccoli coltivatori, per i quali l’impatto è stato devastante.

I prezzi irrisori hanno lasciato molti contadini senza denaro da investire per la prossima stagione e poiché la fase di raccolta era stata sospesa, le piante sono marcite nei campi, nonostante l’India avesse ripreso l’importazione. Le piccole aziende agricole, che avevano investito molto, sono rimaste senza fondi per pagare i lavoratori addetti alla raccolta e alla preparazione delle terre.

Sicuramente ciò porterà a un ulteriore impoverimento delle zone rurali del paese, con effetti negativi sull’economia locale. “In province come quelle di Nampula – dove la produzione è stata così alta che il pigeon pea si vende a 2 meticais al chilo – e Zambezia, gli acquisti sono calati del 50% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, perché la gente non ha più soldi da spendere” ha detto Jorrit Oppewal, dell’International Growth Centre (IGC) all’agenzia Zitamar.

Per quest’anno la quota che il governo indiano dovrebbe acquistare è di 125 mila tonnellate, ma è impossibile che venga rispettata e quella del prossimo anno dovrebbe salire a 150 mila. Ora sono in molti a sperare che le difficoltà affrontate dagli agricoltori creino un deficit di produzione nella prossima stagione che verrebbe compensato dalle enormi quantità di pigeon pea già in stock, risolvendo la situazione.

Il problema però è l’immagazzinamento e soprattutto l’acquisto del prodotto invenduto per dare respiro ai contadini mozambicani. La scorsa settimana il governo di Maputo ha annunciato di aver stanziato 3 milioni di dollari per comprare e stoccare una parte del pigeon pea a 10 meticais al chilo.

Per evitare vendite contraffatte da parte di paesi terzi, ha poi disposto di emettere una certificazione di origine del prodotto mozambicano per proteggere l’esportazione delle quote per il 2018. Un intervento che molti temono non sia sufficiente ad assorbire il surplus di produzione, visto che verrebbe acquistato solo un quinto del raccolto di quest’anno. In più, in vista delle elezioni indiane del 2019, si teme che Modi, come mossa elettorale, decida di abbandonare l’accordo per favorire i suoi agricoltori.

La vicenda ha dimostrato che il Mozambico manca di una struttura di compensazione per assorbire le eccedenze e coprire i deficit produttivi. Se non potenzierà la propria organizzazione, avrà difficoltà ad entrare nel mercato globale e sfruttare il suo enorme potenziale agricolo. Saranno sempre i piccoli agricoltori a pagare queste mancanze.