Con ancora zero casi ufficiali, gli occhi di quanti osservano il continente africano sono puntati sul Lesotho. Nasconde un segreto o non dice la verità? Ha saputo organizzarsi o è semplicemente un paese fortunato? Questo piccolo territorio – poco più di 30mila km² con oltre 2 milioni di abitanti – è un’enclave all’interno del Sudafrica ma contrariamente al paese che lo circonda, che è anche quello con il maggior numero di casi in tutto il continente, sembrerebbe ancora corona-free.

In realtà c’è un altro caso analogo e sono le isole Comore, che appunto, però, si trovano al largo, nell’Oceano Indiano. Fino al 10 marzo – data in cui nel paese sono stati annunciati la cessazione del commercio estero e a seguire la chiusura di servizi non essenziali e dei confini – il governo del Lesotho si era in realtà preoccupato poco della pandemia.

L’attenzione era puntata su un grosso scandalo che ha visto coinvolto il primo ministro Tom Thabane accusato di aver ucciso la sua prima moglie in concorso con Maesaiah Thabane, diventata in seguito la nuova first lady. A fine febbraio si è cominciato a parlare di casi sospetti ma nessun test sarebbe risultato positivo.

Finora, 23 campioni sono stati inviati al National institute for communicable diseases (Nicd) del Sudafrica, 18 sono tornati negativi, mentre gli altri sono in attesa dei risultati che richiedono almeno tre giorni. Nonostante ciò, il primo ministro Tom Thabane ha dichiarato lo stato di emergenza come misura preventiva. Ed è questa che – secondo alcuni – sarebbe stata la mossa vincente per tenere il virus fuori dai confini.

Anche il Lesotho ha ricevuto a fine marzo, 20mila kit di test inviati dal miliardario cinese Jack Ma. Ma pare che siano inservibili in assenza di laboratori e strutture sanitarie con attrezzature compatibili al loro uso. Intanto tutto chiuso, con provvedimento del 29 marzo, fino al 21 aprile.

Preoccupa la crisi economica

Dopo le incertezze iniziali il paese sta facendo ora passi velocissimi verso provvedimenti tesi a contenere non solo l’emergenza sanitaria, ma la crisi economica che potrebbe causare gravi conseguenze in questo piccolo stato a monarchia costituzionale che dipende in varia misura dal Sudafrica, soprattutto per le importazioni di forniture alimentari e mediche.

Oltre ad avere avviato colloqui con la Banca mondiale e l’Unione europea per negoziare aiuti per l’emergenza, Thabane ha annunciato la destinazione di un budget ad un fondo dedicato, il Disaster relief fund, pari a 698 milioni di maloti (valuta lesothiana). M500 milioni sono invece stati stanziati per il fondo di aiuto al settore privato e M100 milioni saranno destinati all’agricoltura.

Altre misure riguardano sussidi per alcune categorie di lavoratori, sovvenzioni per tre mesi ad anziani, orfani e commercianti del settore informale e la rivisitazione delle normative fiscali, dei tassi di interesse e delle tassazioni. Mentre alle banche e alle compagnie assicurative è stato chiesto di sospendere il rimborso dei prestiti per tre mesi e la sospensione dei pagamenti rateali.

Rientro vietato agli espatriati 

Altra questione è quella del rimpatrio delle centinaia e centinaia di studenti che si trovano perlopiù in Sudafrica e Cina. A loro il governo ha promesso delle indennità ma ha chiesto a tutti di restare dove sono. Più difficile la situazione dei migranti economici bloccati nel paese confinante e che non riescono ad accedere ai programmi di assistenza alimentare del governo sudafricano – pare siano riservati solo ai cittadini sudafricani – né alle cure mediche, in caso di malati con patologie croniche.

Su questo fronte, il ministro della Salute, Nkaku Kabi ha fatto sapere che il governo si sta impegnando attraverso il dipartimento sanitario sudafricano per organizzare la distribuzione di antiretrovirali e altri farmaci. Intanto, qualche ora fa il ministro delle Finanze ha fatto sapere che alla vigilia della chiusura dei confini con il Sudafrica 93mila cittadini di etnia basotho (che rappresentano la maggioranza della popolazione) sono ritornati velocemente in patria.

“Se gli altri 200mila fossero rimpatriati, come stanno chiedendo, il già malato sistema sanitario del paese non reggerebbe” ha detto il ministro in un’intervista rilasciata a Eyewitness. “Restate dove siete perché sia il Sudafrica che la Cina sono meglio attrezzati per contenere e curare il virus”, questo l’appello del ministro che senza mezzi termini aggiunge di non essere affatto convinto che nel suo paese non ci siano casi di Covid-19.

Spaventa dunque la richiesta, sempre più pressante, di chi vorrebbe disperatamente tornare a casa. Il governo di Maseru ha stabilito che chi vuole rientrare deve iscriversi nei registri dell’Alta Commissione in Sudafrica ma semmai a queste migliaia di persone fosse consentito il rientro questo vorrebbe dire organizzare (e controllare) la quarantena per tutti, vorrebbe dire dover fare test, che al momento non si è in grado di effettuare nonostante la donazione di migliaia di kit, vorrebbe dire, nel caso di diffusione del virus, trovarsi faccia a faccia con una probabile catastrofe. A dirlo sono gli stessi membri del governo.

Nel frattempo, comunque, bisogna cercare di tenere a galla l’economia. E questo piccolo paese, dove oltre il 75% della popolazione vive in stato di povertà o in una condizione di estrema vulnerabilità, se lasciato solo rischierebbe il collasso. “Ad una prima stima – ha detto Majoro – avremo bisogno di due o tre miliardi di maloti entro la fine dell’anno finanziario per far fronte all’impatto del Covid-19”.

Il personale sanitario chiede sostegno

In questo momento così delicato va registrato il disagio di medici, infermieri e tecnici di laboratorio che  stanno protestando per la mancanza di equipaggiamenti protettivi e per l’assenza di risposte del governo in questo senso. Un addestramento mirato per fronteggiare i malati di Covid-19 e un’indennità di rischio sono alcune delle richieste presentate.

Un gruppo di rappresentanti, costituito per portare avanti le istanze con il governo, ha fatto sapere che la categoria non ha finora ottenuto alcuna risposta e ha annunciato che medici e infermieri continueranno ad assistere i pazienti ma non prenderanno in carico nessuna persona che si sospetti abbia contratto il virus.