Migranti
Una richiesta di indennizzo avanzata da Amnesty International e dall’Associazione studi giuridici per l’immigrazione permetterà, forse, a 18 profughi eritrei respinti “illegalmente” dall’Italia nel 2009, di essere risarciti. Ma, a distanza di sette anni, in Europa è ancora forte la tendenza a ignorare il diritto a chiedere asilo.

Un gommone con 89 persone a bordo, quasi tutti profughi eritrei, lascia le coste libiche ma dopo 4 giorni di mare, entra in avaria al largo di Lampedusa. Viene soccorso dalla nave Orione della Marina militare italiana, che prende a bordo le persone, felici di essere salve e convinte di poter raggiungere l’Italia dove chiedere asilo. Dopo una notte di navigazione, all’alba l’amara sorpresa: la nave italiana viene affiancata da una nave libica dove i profughi sono costretti a salire con la forza, malgrado la ribellione subito scatenata a bordo. Riportati in Libia, i profughi vengono suddivisi in diverse carceri, dopo aver subito nuove violenze. L’episodio risale al giugno 2009, all’epoca dei respingimenti indiscriminati dopo gli Accordi dell’Italia con la Libia, ma è nuovamente di attualità in questi giorni.

Respinti illegalmente

Amnesty International e l’Associazione studi giuridici per l’immigrazione (Asgi) hanno presentato al Tribunale civile di Roma, a nome di 18 delle 89 persone respinte, la richiesta di risarcimento del danno subito e per essere messe in condizione di entrare in Italia, attraverso un visto per ragioni umanitarie, e fare finalmente la domanda di protezione che quasi sette anni fa fu loro impedito di presentare.

L’azione è frutto di un “lungo viaggio” non solo dei profughi ma anche dei volontari e dei giuristi delle due organizzazioni. La premessa di questa iniziativa è una sentenza della Corte europea dei diritti umani che nel 2009 aveva dichiarato illegale, e per questo aveva condannato l’Italia, un caso analogo di respingimento di profughi cui non era stata data la possibilità di chiedere protezione.

7 anni dopo

Le due associazioni hanno dunque ricostruito la sorte di quelle 89 persone respinte quasi sette anni fa. È stato necessario un lungo lavoro di investigazione, in particolare attraverso le sezioni di Amnesty International in diversi paesi europei. Ne è uscito un quadro per certi versi ancora più drammatico. Quegli 89 profughi furono liberati dalla Libia dopo molti mesi di prigionia e di violenze di ogni sorta. Tutti hanno ritentato il viaggio della speranza. Alcuni sono riusciti a giungere in Europa, in Germania e Svizzera, dove hanno chiesto e ottenuto protezione internazionale, altri sono periti nel corso di naufragi. Altri ancora hanno tentato la sorte via terra attraverso l’Egitto, il Sinai e Israele, dove però il loro viaggio è terminato.

Le due associazioni hanno rintracciato 18 profughi eritrei, su gli 89 che avevano tentato di raggiungere l’Italia, non ancora coperti da protezione e disponibili a tentare la via legale. Di questi, 4 sono attualmente in Svizzera e 14 in Israele. Quest’ultimo paese pratica la politica di «precarizzare la vita dei richiedenti asilo al fine di ‘rendere la loro vita così miserabile’ da indurli a chiedere un rimpatrio ‘volontario’».

La storia si ripete

Si tratta di una azione esemplare per affermare un principio, il diritto di chiedere asilo, che il governo italiano, come quello di altri paesi europei ha tendenza ad ignorare. È ciò che sta accadendo in questi giorni in Grecia. A seguito dell’accordo tra UE e Turchia del 18 marzo scorso, la Grecia ha iniziato ad espellere i migranti e i profughi “irregolari”, senza alcun vaglio delle posizioni di ciascuno, come richiederebbe la normativa europea ed internazionale. Sono espulsi verso la Turchia, considerata “paese sicuro”. Ora la Turchia non offre alcuna garanzia non solo del trattamento delle persone, tante sono le denunce delle violazioni dei diritti umani da parte delle organizzazioni internazionali, ma soprattutto del rischio che i migranti e i profughi siano respinti verso i paesi di origine dove la loro vita sarebbe in grave pericolo.

La storia delle migrazioni di queste settimane e di questi mesi verso l’Europa è la stessa che si ripete da anni. I governi dell’Unione Europea, e l’UE stessa, si allontanano sempre più dai principi sui quali avevano costruito l’Europa.

La vicenda dei 18 eritrei, come quelle di altri respingimenti e riammissioni in Italia, può essere seguita attraverso il blog https://pushandback.com/