Yemen / Guerra e complicità
La situazione nello Yemen è drammatica. 11 organizzazioni per la pace ed il disarmo, coalizzate nell’European Network Against Arms Trade, chiedono ai ministri degli esteri Ue e alla vicepresidente della Commissione Federica Mogherini di sospendere le vendite militari all’Arabia Saudita e di considerare l’ipotesi di un embargo.

L’Arabia Saudita sta compiendo azioni di guerra nello Yemen. I bombardamenti dei caccia sauditi hanno un impatto estremamente grave sulla popolazione civile, sugli ospedali, sulle scuole e sull’accesso all’acqua potabile. E gli stati dell’Unione europea sono i principali fornitori di armi all’Arabia Saudita.

Di fronte a questa situazione, denunciata anche dall’Onu, 11 organizzazioni europee per la pace ed il disarmo, aderenti all’European Network Against Arms Trade (Enaat:) hanno deciso di condurre una serie di azioni verso le istituzioni europee affinché fermino il sostegno militare all’Arabia Saudita. Dopo aver scritto ieri una lettera ai membri del parlamento europeo (che avrebbero dovuto votare su una risoluzione in tema, poi rinviata) oggi gli organismi di Enaat, di cui la Rete Italiana per il Disarmo fa parte, si rivolgono ai ministri degli esteri, riuniti ad Amsterdam.

«Si tratta di una naturale evoluzione di tutte le iniziative condotte in questi mesi dalla nostra Rete – sottolinea Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo – perché il nostro paese è direttamente coinvolto nelle forniture militari che sostengono l’azione della coalizione saudita in Yemen. Iniziative che recentemente ci hanno visto presentare un esposto alla magistratura per violazione della legge italiana sull’export di armi».

Richieste

Perciò, in vista dell’incontro informale del Consiglio degli affari esteri, che si tiene tra oggi e domani ad Amsterdam, le realtà di Enaat chiedono:

• agli stati membri dell’Ue di sospendere immediatamente tutti i trasferimenti di armi e qualsiasi supporto militare all’Arabia Saudita e ai suoi alleati nel conflitto in Yemen;

• alla vicepresidente della Commissione Ue e Alto Rappresentante per la politica estera Federica Mogherini di promuovere nell’ambito del Consiglio degli affari esteri l’istituzione di un embargo su armi ed addestramento militare nei confronti dell’Arabia Saudita;

• agli stati membri dell’Ue di approntare e applicare misure che configurino una più stringente interpretazione della Posizione Comune Ue sui trasferimenti di armi, irrobustendo i controlli nazionali dei parlamenti riguardo all’implementazione di tale Posizione Comune.

19 miliardi di euro

La Rete italiana disarmo rileva che secondo i dati dell’Istituto svedese Sipri, il 59% delle importazioni di armamento saudite tra il 2009 e il 2014 provengono dall’Europa. E considerando il periodo 2009-2013 i paesi europei hanno autorizzato trasferimenti di equipaggiamento militare e di tecnologie belliche all’Arabia Saudita per oltre 19 miliardi di euro. Anche dall’Italia le forniture sono state numerose e di grande controvalore, e l’Arabia Saudita figura tra i primi destinatari delle esportazioni del nostro paese dell’ultimo quinquennio.

«Ma – precisa Giorgio Beretta analista di Opal Brescia – il vero problema è che negli ultimi mesi dal nostro paese si sono originate diverse spedizioni di ordigni che poi, e la notizia è accertata, sono state utilizzate nei bombardamenti in Yemen. Vogliamo continuare ad essere complici della distruzione di un intero paese e di un’intera popolazione?».

Purtroppo, conclude la Rete Disarmo, nonostante dal maggio 2015 siano divenute pubbliche prime testimonianze credibili e rapporti su violazioni della legislazione umanitaria internazionale da parte della coalizione guidata dall’Arabia Saudita, molti paesi europei tra cui la Francia, la Gran Bretagna, la Germania, il Belgio, la Spagna e l’Italia hanno continuato ad autorizzare contratti e licenze per trasferimenti di armi verso il regno arabo. In tali autorizzazioni sono inclusi anche contratti di addestramento militare che comporteranno profitto diretto per compagnie militari private. Tutto ciò risulta essere una chiara violazione sia della Posizione Comune dell’Ue sul controllo delle esportazioni di armamenti sia del Trattato internazionale sugli armamenti (Att).