Entra all’Accademia di Francia
Aria nuova nell’istituzione, voluta dal cardinale Richelieu, che vigila sulla lingua francese: per la prima volta sceglie un estroso e audace scrittore haitiano. "Journal d'un écrivain en pyjama" il titolo di un suo lavoro recente.

Lo scrittore Dany Laferrière ha fatto ieri la sua entrata ufficiale all’Accademia di Francia ed è accolto nell’apparato di nuovo “Immortale”. Un avvenimento per la Francofonia: si tratta del primo autore haitiano e del primo québecois a sedere sotto la Cupola. L’annuncio della sua elezione all’Accademia risale al 2 dicembre 2014: Laferrière era stato eletto con 13 voti su 23. Rimpiazza l’autore argentino Hector Bianciotti morto nel 2012 e occupa la poltrona numero 2, quella che fu di Alexandre Dumas, pure lui di origini caraibiche.

Lafferrière è il primo scrittore haitiano a entrare sotto la Cupola. Così com’è il primo cittadino del Québec, dato che è nato a Port-au-Prince nel 1953, ma vive a Montréal da tanti anni ed è cittadino canadese. È a Montréal che ha cominciato a scrivere e lì ha pubblicato nel 1985 un primo romanzo dal titolo provocatorio: Come far l’amore con un negro senza stancarsi. Da subito è stato apprezzato il suo stile, la sua audacia, confermati dai libri successivi che sono seguiti, come Le Goût des jeunes filles o anche Cette grenade dans la main du jeune nègre est-elle une arme ou un fruit?

Rimasto molto legato alla sua isola natale dove ritorna regolarmente, Laferrière sfugge per poco al terribile terremoto del 2010, una tragedia collettiva che gli ispira un racconto autobiografico coinvolgente Tout bouge autour de moi. Più recentemente, ha fatto ritorno all’humour, l’autoironia, con un libro di confessioni e di iniziazione Journal d’un écrivain en pyjama in cui dà consigli letterari ai giovani autori, un testo che ha realmente scritto in pigiama. Un vestito che ora deve abbandonare, per portare il costume verde degli accademici.

Dany Laferrière è fiero di essere il simbolo dell’amore di Haiti per la letteratura. «Vorrei sempre far sapere al mondo che Haiti è un paese in cui la gente si appassiona per la lettura, come dice bene quella lettera ricevuta da un giovane haitiano e che ho introdotto nel mio libro L’énigme du retour, e che diceva: “Dite alla gente che ogni volta che mandano un sacco di riso, mandino anche un sacco di libri, perché in Haiti non mangiamo per vivere, mangiamo per leggere”. Gli haitiani sono pazzi: mettono la lettura prima del cibo! Del resto ecco il problema: la cultura è stata messa troppo prima dell’agricoltura! Eppure è questo che fa che un paese abbia un’anima».

Per onorare Port-au-Prince dov’è nato, Laferrière ha scelto una spada firmata da uno scultore haitiano. Per il costume verde ufficiale, ha scelto uno stilista del Québec. Una maniera molto esplicita per tenere uniti i suoi due paesi, quello che lo ha visto nascere e quello che lo ha accolto, e la sua volontà di non lasciarsi ridurre né a una nazionalità né a un colore della pelle.

Lo scrittore non aveva evidentemente mai pensato di entrare nell’Accademia di Francia. «Tutto quello che desideravo, dice, era scrivere libri, rimanere impertinente» «Scrivere, per me, significa rimanere libero, essere a casa mia ovunque nel mondo». «Soprattutto, scrivere permette di sognare. Perché, in quanto scrittore, posso ritrovarmi immediatamente a Tokyo. Basta scriva la parola Tokyo».

Dietro il sorriso contagioso di questo autore prolifico di 62 anni, non vanno dimenticati gli occhi meravigliati di un lettore appassionato. Da quand’era bambino con la nonna che gli ha inculcato il gusto dei libri ad Haiti, alla zia bibliotecaria, fino a Denis Diderot uno dei suoi maestri, Dany Laferrière non smette di celebrare le parole in una lingua sempre tanto saporita. Un gusto che non può non fare entrare all’Accademia di Francia un soffio d’aria nuova e fresca.

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