Libano, paese ostaggio delle ambizioni e delle guerre altrui
Conflitti e Terrorismo Mostafa El Ayoubi Politica e Società Stati Uniti
Al Kantara / Giugno 2026
Libano, paese ostaggio delle ambizioni e delle guerre altrui
Bombe israeliane, milizie sciite, ingerenze americane e iraniane: il paese dei cedri è il campo di battaglia dove si decidono equilibri regionali che altri hanno disegnato
09 Giugno 2026
Articolo di Mostafa El Ayoubi
Tempo di lettura 3 minuti
Attacchi israeliani sul Libano

Questo articolo è uscito nel numero di Nigrizia di giugno 2026.

La guerra illegale degli Usa e di Israele contro l’Iran ha inasprito la crisi in Medioriente. Tra le vittime principali di questo conflitto, a livello regionale, c’è il Libano, paese che da decenni vive in una situazione di instabilità politica, economica e soprattutto sul piano della sicurezza. Durante la guerra contro Gaza, Hezbollah era entrato nel conflitto a sostegno dei palestinesi, subendo tuttavia duri colpi dall’esercito israeliano.

Nel novembre 2024 Israele ed Hezbollah hanno raggiunto un cessate il fuoco, mediato da Stati Uniti e Francia, con un meccanismo di monitoraggio internazionale incaricato di verificarne l’attuazione. Nei mesi successivi la tregua si è rivelata fragile, con violazioni e incidenti lungo il confine e accuse reciproche tra le parti, in un quadro di tensione mai del tutto rientrata.

Con lo scoppio della guerra contro l’Iran, Hezbollah ha ripreso le ostilità in solidarietà con Teheran. L’esercito israeliano ha intensificato ulteriormente la propria offensiva a partire dal 2 marzo scorso, causando ingenti danni: migliaia di morti e feriti, distruzione massiccia di villaggi nel sud del paese.

Diverse organizzazioni umanitarie stimano più di 1,2 milioni di sfollati su una popolazione di circa sei milioni. Approfittando della distrazione della comunità internazionale, tutta concentrata sul conflitto con l’Iran, Tel Aviv ha invaso il sud del Libano stabilendo una zona cuscinetto di diversi chilometri al suo interno.

Teheran ha posto tra le sue condizioni per la risoluzione del conflitto con gli Usa la fine dell’aggressione contro il Libano e il ritiro dal suo territorio. Questa mossa ha paradossalmente provocato una crisi politica all’interno del paese. Il capo dello stato, il premier e i loro alleati hanno rifiutato che l’Iran parlasse a nome del Libano, giudicandolo un attacco alla sovranità nazionale.

Il presidente del parlamento, invece, insieme ai leader di Hezbollah, considera questa iniziativa un’opportunità per obbligare Israele a fermare la sua aggressione permanente. Questo scontro politico affonda le radici nella forte connotazione confessionale del sistema istituzionale libanese.

Gli accordi di Ta’if del 1989 hanno stabilito una divisione dei poteri tra le confessioni religiose: ai cristiani maroniti spetta la presidenza della repubblica, ai musulmani sunniti quella del governo e agli sciiti la presidenza del parlamento. Questa architettura istituzionale ha permesso a paesi terzi di interferire negli affari interni del Libano. Washington controlla il capo dello stato e il premier, insieme a Riyad, mentre il presidente del parlamento è vicino a Teheran, sponsor di Hezbollah.

Tali ingerenze esterne contribuiscono ad aggravare la crisi di instabilità cronica del paese. Per volontà americana, al Libano non è consentito dotarsi di strumenti militari adeguati a difendere i suoi confini. A supplire a questo vuoto è il movimento sciita, finanziato dall’Iran.

Gli Usa considerano Hezbollah un’organizzazione terroristica e ne vogliono il disarmo, priorità condivisa dal capo dello stato e dal premier libanese. Il movimento risponde che la questione potrà essere discussa solo quando le forze israeliane avranno lasciato i territori occupati e l’esercito nazionale sarà messo in condizione di difendere il paese.

Oggi Israele controlla Gaza, il sud della Siria e, attraverso la guerra, indebolisce sistematicamente il Libano. Un disegno che rientra nel progetto coloniale del “Grande Israele”, contro cui Iran e Hezbollah dichiarano di combattere.

—————————————

Gli accordi di Ta’if

Sono stati firmati per porre fine alla guerra civile libanese. Il principale conflitto della storia recente del paese è durato dal 1975 al 1990, per circa 15 anni. Lo scontro ha coinvolto milizie cristiane, musulmane e druse, oltre a interventi di attori esterni come Siria e Israele. Il bilancio è stato pesante, con decine di migliaia di vittime e la distruzione di infrastrutture e di Beirut.

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it