Una grazia strategica. Il 12 novembre, il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune ha concesso la grazia all’81enne scrittore franco-algerino Boualem Sansal, rientrato il 18 novembre in Francia. La sua liberazione è stata il frutto di un lavoro diplomatico congiunto che ha visto la Germania in prima linea. Algeri sembra così guadagnare terreno e fiducia nell’orbita europea. Intanto i detenuti di opinione continuano a languire nelle carceri algerine.
“Il 10 novembre 2025, il presidente della Repubblica, Abdelmadjid Tebboune, ha ricevuto una richiesta da Frank-Walter Steinmeier, presidente della Repubblica Federale di Germania, volta a concedere la grazia a Boualem Sansal. Il presidente della Repubblica ha accolto favorevolmente tale richiesta, che ha attirato la sua attenzione per la sua natura e per i suoi motivi umanitari”, si legge nella dichiarazione riportata dall’Algérie Presse Service (APS).
La mediazione tedesca
Lo sforzo diplomatico comincia nel dicembre 2024, come ha rivelato una fonte diplomatica francese a Le Point. Sarebbe stata la Francia, infatti, ad aver chiesto la mediazione tedesca per risolvere uno dei tanti casi che hanno provocato uno strappo nei rapporti tra Algeri e Parigi. Dapprima l’Eliseo aveva tentato un canale attraverso Roma, ma dopo l’insuccesso Parigi si è rivolta a Berlino.
Tebboune era stato infatti curato in una clinica di Colonia nell’ottobre 2020, durante la pandemia da Covid-19. Il presidente algerino era rimasto colpito dall’assistenza medica ricevuta e dalla discrezione riservata ai suoi ricoveri. Tali eventi hanno contribuito a rafforzare la fiducia di Tebboune nello stato tedesco.
Secondo il giornalista Adlène Meddi, che ha ripercorso le tappe della liberazione di Sansal, avrebbe giocato un ruolo importante anche il capo attuale dei servizi esterni, Fethi Roshdi Moussaoui, che conosce bene Berlino per avervi servito come responsabile della sicurezza dell’ambasciata algerina dal 2018 al 2020. Inoltre, aveva gestito l’ospedalizzazione di Tebboune.
Ricomincia il dialogo con la Francia?
Non è stato un caso che la liberazione di Sansal sia avvenuta proprio ora. L’arresto e l’incarcerazione dello scrittore arrivavano in una fase di crescente crisi diplomatica con la Francia.
Il culmine era stato raggiunto con il rifiuto dell’Algeria di rimpatriare degli algerini che avevano ricevuto l’OQTF, cioè l’obbligo di lasciare il territorio francese. Tra questi vi era Brahim Abdessemed, che aveva ucciso un passante a Mulhouse, nell’est della Francia al confine con Svizzera e Germania. E l’influencer Doualemn che, sostenitore del regime Tebboune, aveva minacciato di morte e tortura Mohamed Tadjadit nell’ambito della campagna social #ManichRadhi (“Non sono soddisfatto”), a cui il “poeta dell’Hirak” aveva preso parte nel dicembre 2024.
Ciò avveniva mentre Bruno Retailleau era ministro dell’Interno francese. Questi minacciò di sospendere l’accordo bilaterale del 1968 che riconosce uno status speciale agli algerini e che disciplina le condizioni di circolazione, residenza e impiego in Francia. A questo si sommava la decisione di revocare i privilegi diplomatici a 80 alti funzionari algerini residenti in Francia.
L’Algeria percepiva tali misure come provocatorie. Pertanto, ogni richiesta di rilascio di Sansal veniva vanificata.
Con la nomina di Laurent Nuñez alla Place Beauvau, il 12 ottobre, la musica potrebbe cambiare. In un’intervista rilasciata a Tribune Dimanche, Nuñez ha infatti dichiarato: “Ciò che ci ha permesso di ristabilire le relazioni con l’Algeria è stata, innanzitutto, la nostra dichiarata disponibilità all’interno del governo a riaprire il dialogo. È la posizione che ho adottato anch’io al mio arrivo al ministero”.
Il ministro dell’Interno si recherà ad Algeri a dicembre, lo stesso mese in cui si terrà (il giorno 3) l’udienza di appello del giornalista sportivo francese Christophe Gleizes: è stato condannato in primo grado il 29 giugno a 7 anni di carcere per “apologia di terrorismo” e “possesso di pubblicazioni a scopo di propaganda lesiva dell’interesse nazionale”.
La questione del Sahara Occidentale
La liberazione di Sansal sembrerebbe migliorare l’immagine dell’Algeria presso i paesi europei, spesso poco attenti a quanto accade entro i suoi confini. Resta però lo smacco del 31 ottobre, quando il Consiglio di sicurezza ha approvato la Risoluzione 2797 che rinnova il mandato della MINURSO – missione ONU nel Sahara Occidentale – fino a ottobre 2026.
La risoluzione vede nel piano di autonomia marocchino il punto di partenza per i negoziati futuri. Un colpo inferto alla lotta per l’autodeterminazione del popolo saharawi, che Algeri sostiene.
Il rapporto positivo tra il paese nordafricano e la Germania s’inserisce anche in questo contesto. Berlino ha infatti mantenuto una posizione di equidistanza sulla questione del Sahara Occidentale, condizione che avrebbe giovato alla grazia presidenziale concessa allo scrittore franco-algerino. Al contrario, si ricorda che proprio la questione sahrawi aveva provocato la crisi diplomatica tra Algeri e Parigi, nonché tra Algeri e Madrid.
La questione palestinese
Il legame tra Algeri e Berlino ha però interrogato i difensori della causa palestinese. Come riporta Solidarity as a Crime: Voices for Palestine Under Fire della Federazione internazionale dei diritti umani (FIDH), la Germania è tra i paesi europei dove si sono registrate le maggiori violazioni dei diritti umani nei confronti di coloro che hanno manifestato solidarietà al popolo palestinese. È inoltre noto che i politici tedeschi definiscano la sicurezza di Israele come la sua Staatsräson (“ragione di stato”).
L’Algeria è invece sempre stata strenua sostenitrice della causa palestinese, rifiutando categoricamente la normalizzazione dei rapporti con Israele finché la Palestina non diventerà uno stato indipendente e sovrano. Lo ha ribadito anche in sede ONU, il 17 novembre, votando a favore della Risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza, che approva il “Piano globale per porre fine al conflitto di Gaza”, presentato dagli Stati Uniti.
Il ministro degli Esteri algerino, Ahmed Attaf, ha fatto sapere di aver introdotto un emendamento “volto a consentire al popolo palestinese di istituire il proprio stato indipendente e sovrano”.
E gli altri detenuti d’opinione?
Mentre si discuteva della liberazione di Sansal, Mohamed Tadjadit riceveva l’ennesima condanna. Con l’accusa di “apologia di terrorismo”, il poeta di 31 anni è stato condannato a 5 anni di prigione. Si tratta della sesta incarcerazione dal 2019. Tadjadit ha cominciato il 16 novembre uno sciopero della fame, come il 50enne Cherif Mellal, già presidente di Jeunesse Sportive de Kabylie. Ad oggi, nelle carceri algerine si contano ancora più di 200 detenuti d’opinione e politici.