RIVOLUZIONI SMARRITE – DOSSIER SETTEMBRE 2019

Hanno saputo e voluto interpretare la voglia di cambiamento. E hanno portato nel dibattito pubblico temi tabù come la religione e il sesso. Molti stanno pagando con l’esilio.

Kelmti horra (“la mia parola è libera”) cantava Emel Mathlouthi mentre le veniva consegnato il Nobel per la pace 2015 al “Quartetto” (4 associazioni della società civile tunisina). La musa della rivolta, liberata la voce e libera da etichette, continua il suo percorso senza precludersi orizzonti: ha lasciato la Tunisia, dove le sue canzoni sono proibite alla radio e in tivù.

Sono molti gli artisti, giovani e meno giovani, ad aver abbracciato i movimenti di protesta. Ma la musica non ha aspettato la rivolta per esprimersi. Pochi mesi prima della rivolta, il rapper tunisino Ben Hamor, in arte El Général, denunciava nel suo Rayes lebled (“Il presidente del paese”) la frustrazione dei giovani. Ramy Essam, il cantante rock egiziano è diventato la voce di…

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Nella foto: Emel Mathlouthi, voce della rivolta tunisina. Le sua canzoni sono proibite in tivù e radio. Lei ha dovuto lasciare il paese.

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