In Liberia 1.200 immigrati deportati dagli USA - Nigrizia
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La revoca dello status di protezione temporanea a etiopici, somali e sudsudanesi spiana la strada a migliaia di nuove espulsioni
In Liberia 1.200 immigrati deportati dagli USA
Oltre a Monrovia almeno altri dieci Stati africani hanno stipulato accordi con l’amministrazione Trump per accogliere cittadini originari del continente e di paesi terzi, espulsi nell’ambito della campagna anti-immigrazione
19 Agosto 2026
Articolo di Redazione
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Si rafforza la campagna di deportazioni di immigrati negli Stati Uniti in Africa. Grazie a un accordo firmato lo scorso anno con l’amministrazione Trump, la Liberia accoglierà 1.200 persone originarie di vari paesi africani, caraibici, nord e sud americani.

Si tratta del maggior numero di persone espulse in un paese nell’ambito di questi accordi, stipulati dagli USA con almeno 35 nazioni a livello globale, secondo le due organizzazioni che monitorano le suddette intese bilaterali, Refugees International e Human Rights First, deportando ed espellendo in totale, da gennaio 2025, più di 590.600 persone in paesi in molti casi diversi da quelli di origine (dati del governo pubblicati lo scorso luglio).

Un primo gruppo di 20 persone è atteso a Monrovia il 20 agosto. Nel comunicare la notizia il ministro dell’Informazione liberiano Jerolinmek Piah ha precisato che “coloro che vengono portati in Liberia saranno accolti come ospiti”, “potranno chiedere asilo” e “rimarranno liberi di lasciare il paese quando lo vorranno”.

Kilmar Abrego Garcia, emblema della caccia al migrante

Tra i deportati nel paese dell’Africa occidentale potrebbe figurare anche Kilmar Abrego Garcia, divenuto il simbolo della feroce caccia al migrante in atto negli Stati Uniti da oltre un anno e mezzo.

Il suo caso ha attirato l’attenzione della stampa internazionale e delle organizzazioni per i diritti umani quando, nei primi mesi del secondo mandato Trump, nonostante risiedesse da tempo legalmente negli Stati Uniti con la sua famiglia, fu arrestato e deportato in Salvador, il paese di origine da cui era fuggito perché minacciato dalle gang.

Nel giugno 2025, grazie a una sentenza della Corte Suprema, Garcia ha potuto lasciare il Centro di detenzione antiterrorismo salvadoregno in cui era detenuto senza processo in base ad accordi tra Washington e San Salvador, e tornare negli USA. Ma non da uomo libero.

Arrivato in Tennessee era stato nuovamente incarcerato con l’accusa di “trasporto illegale di immigrati”. Rilasciato su cauzione in agosto era stato catturato in Maryland dall’ICE, la temuta polizia anti-immigrazione, e ancora una volta liberato, a dicembre, per ordine di un giudice federale che lo scorso maggio ha poi archiviato il procedimento penale a suo carico.         

Ma nei giorni scorsi il Dipartimento di Giustizia ha annunciato di voler riaprire il caso, mentre il 4 agosto il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha dichiarato che intende comunque trasferire Garcia in Liberia. Contro questa nuova misura l’uomo ha presentato un’istanza alla magistratura.

Accordi con altri dieci paesi in Africa

L’intesa siglata nel 2025 tra Washington e Monrovia prevederebbe lo stanziamento di ben 124 milioni di dollari per i servizi sanitari liberiani e l’estensione della validità di alcuni visti per i cittadini liberiani da 12 a 36 mesi, secondo quanto riporta Al Jazeera.

Il condizionale è dovuto al fatto che nella stragrande maggioranza dei casi questi accordi non sono stati resi pubblici né approvati da iter parlamentari nei paesi africani firmatari, in molti casi piegati da forti pressioni economiche e logiche di ricatto politico da parte degli USA.

Tra questi, Sierra Leone, Ghana, Camerun, Repubblica Centrafricana, Repubblica democratica del Congo, Guinea Equatoriale, Uganda, Rwanda, Sud Sudan ed Eswatini.

Revocati gli status di protezione

Questi paesi potrebbero essere costretti ad accogliere un numero sempre maggiore di persone nei prossimi mesi, dopo la revoca, da parte dell’amministrazione Trump, dello Status di Protezione Temporanea (TPS) a migliaia di immigrati.

Una procedura cui ha spianato la strada, lo scorso giugno, una decisione della Corte Suprema che limita la capacità dei tribunali federali di riesaminare le decisioni di revoca della protezione da parte del Dipartimento per la Sicurezza Interna.

Da allora, Washington ha avviato le procedure per porre fine alla TPS per i cittadini di almeno 13 paesi, tra cui Venezuela, Nicaragua, Haiti, Myanmar, Siria e, in Africa, Sud Sudan, Somalia ed Etiopia, aprendo le porte alla potenziale deportazione di almeno 1 milione di persone che quest’anno beneficiavano del programma.

Per il Sud Sudan si parla di quasi 1.100 persone, almeno 5.000 per l’Etiopia. Per il Sud Sudan la misura riguarda oltre 232 cittadini già destinatari di TPS e almeno altri 73 con domande in sospeso.

Importante notare che la maggior parte di questi paesi sono tutt’ora alle prese, a vario titolo, con gravi calamità naturali, regimi autoritari, crisi umanitarie e conflitti interni.

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