Liberia

Alcune comunità locali della Liberia hanno subìto pressioni per svendere le loro terre a un’azienda di olio di palma durante l’epidemia di ebola dello scorso anno. Lo denuncia l’organizzazione Global witness, accusando in un rapporto la Golden Varoleum (Gvl), una succursale dell’azienda indonesiana Golden Agri-Resourced, il secondo più grande produttore di olio di palma al mondo, di essersi appropriata di più di 13.350 ettari di terra tra agosto e novembre del 2014.

Secondo l’organizzazione, chi rifiutava di firmare veniva picchiato e arrestato. L’azienda inoltre, avrebbe approfittato del panico scatenato dall’epidemia di ebola, che in Liberia ha ucciso più di 4.800 persone, e avrebbe riunito centinaia di persone per firmare gli accordi in un periodo in cui il contatto fisico e i raduni pubblici erano fortemente sconsigliati.

In base a un accordo del 2010, il governo della Liberia ha acconsentito a concedere alla Gvl circa 220mila ettari di terra su un periodo di 65 anni in cinque province sudorientali. Migliaia di ettari sono già stati ripuliti e sono state piantate palme da olio, in territori in cui l’insicurezza alimentare è particolarmente forte.

La Gvl ha negato e respinto le accuse, affermando di non aver avuto alcun ruolo nelle intimidazioni nei confronti dei membri della comunità nella zona delle sue piantagioni e che le sue operazioni avvenute tra agosto e ottobre 2014 – quando l’epidemia di Ebola era al suo apice – facevano parte del suo piano a lungo termine.
In un comunicato la compagnia ha affermato di aver seguito le “norme generalmente accettate e praticate nel settore della produzione di olio di palma a livello globale”.
(Internazionale.it / Aljazeera)