Mauritania / Libertà di parola
Condannato a morte per apostasia e dopo quasi 4 anni di carcere, Cheikh Ould Mkheitir è stato liberato in seguito a una sentenza della Corte d’appello. Rimangono minacciosi gli ambienti islamici radicali.

A fine 2014, Cheikh Ould Mkheitir, ingegnere minerario oggi 32enne, era stato condannato alla pena di morte per apostasia per un articolo giudicato blasfemo. Dopo aspre controversie giudiziarie, la Corte di appello di Nouadhibou ha tenuto conto del suo pentimento e ridotto la pena a 2 anni di carcere e a un’ammenda di 150 euro. Pena già scontata (era in carcere dal 2 gennaio 2014) e quindi Ould Mkheitir è uscito ufficialmente libero dal tribunale il 9 novembre scorso.

Ma è uscito sotto scorta perché all’esterno c’erano dei manifestanti a reclamare che fosse mantenuta la sua condanna a morte. Il suo dossier, infatti, ha suscitato in Mauritania reazioni viscerali.

Fin dall’inizio, il caso aveva scatenato la collera degli ambienti islamisti radicali che ritenevano che il blogger avesse denigrato il Profeta, mentre lui affermava di aver voluto soltanto denunciare la strumentalizzazione della religione per giustificare talune discriminazioni nella società mauritaniana.

Il suo primo avvocato, dopo aver ricevuto delle minacce, si era ritirato. Appelli alla morte del blogger sono circolati sui social e nelle piazze, e diverse manifestazioni hanno reclamato la sua esecuzione durante lo svolgimento del processo.

Il caso era giunto fino al presidente della repubblica. Nel 2014, di fronte a una folla riunita davanti al palazzo presidenziale per manifestare in «difesa del Profeta», Mohamed ould Abdel Aziz aveva ripetuto: «La Mauritania non è laica, l’islam è al di sopra di tutto». E aveva ringraziato i manifestanti per essersi mobilizzati a «condannare il crimine commesso da un individuo contro l’islam».

Ma contro la pressione della piazza, alimentata dai giochi politici interni, non sono mancate le pressioni dei difensori dei diritti umani e della comunità internazionale, che denunciavano un attentato alla libertà di espressione del blogger e temevano la condanna a morte per apostasia: il caso era dunque diventato molto imbarazzante per le autorità.

L’avvocato di Ould Mkheitir si augura ora che il caso sia chiuso; ammette però di non essere così certo che il suo cliente possa rimanere in tutta sicurezza in Mauritania.