World Press Freedom Index 2015
Pubblicato oggi da Reporters sans frontiers il rapporto il World Press Freedom Index 2015 che misura la libertà di stampa nel mondo. Continua il trend negativo globale, Africa compresa dove conflitti, terrorismo e regimi autoritari soffocano l'informazione.

Anche quest’anno l’organizzazione Reporters sans frontiers (Rsf) ha pubblicato il suo rapporto che misura la libertà di stampa in 180 paesi nel mondo, il World Press Freedom Index 2015 (Wpfi). I dati sono negativi. È stato registrato un drastico calo globale della libertà di informazione nel 2014. Anche in Africa dove la situazione resta critica in alcuni paesi.

Secondo Rsf due terzi dei 180 paesi esaminati per il 2015 hanno prodotto risultati negativi rispetto all’anno precedente. L’indicatore globale annuale (Indice che tiene conto di pluralismo dei media, indipendenza, sicurezza e la libertà dei giornalisti, e contesto legislativo, istituzionale e infrastrutturale in cui operano. Più è alto e più la libertà di stampa è a rischio) è salito a 3.719, con un aumento dell’8% rispetto al 2014 e quasi il 10% rispetto al 2013. La flessione che ha interessato tutti i continenti, anche quello africano con un aumento dello 0,8% tra il 2014 e il 2015, che però non tiene conto dei paesi nord-africani, inseriti assieme al Medio oriente.

In cima alla lista come sempre appaiono i soliti tre paesi scandinavi: La Finlandia, al primo posto da cinque anni, seguita da Norvegia e Danimarca. L’Italia è crollata di 24 posizioni dalla 49ª alla 73ª. Da segnalare poi gli Stati Uniti, che scendono di tre posizioni e si piazzano al 49° posto e la Cina, che resta nella bassa classifica al 176°. All’altra estremità della classifica, Turkmenistan, Corea del Nord e il peggiore dei paesi africani che è anche il peggiore al mondo, l’Eritrea.

La situazione nel continente africano
L’indicatore annuale del rapporto Rsf sull’Africa, come detto, ha fatto registrare un leggero aumento dello 0,8% e si è stabilizzato sul 35,9. Un trend negativo che prosegue come quello globale, ma, va detto, è tra i meno forti. Questo dato però non considera Algeria, Tunisia, Marocco, Libia ed Egitto che sono inseriti assieme al Medio Oriente. Questi stati sono tutti al di sotto della 119ª posizione e sicuramente, se inseriti, l’indicatore africano ne risentirebbe.
La regione in cui sono inseriti questi 5 stati, infatti, è quella dove la libertà di stampa è più a rischio secondo Rsf che parla di veri e propri “buchi neri” riferendosi alle regioni controllate da gruppi terroristici (Isis) o ribelli in cui l’informazione “semplicemente non esiste”.

La classifica dei paesi africani vede ai primi posti ci sono Namibia (17°), Ghana (22°) e Capo Verde (36°), mentre in fondo abbiamo la Somalia (172ª), il Sudan (174°) e la sopracitata Eritrea (180°).

Chi scende
La Libia, con un calo di 17 posizioni, è sicuramente una delle nazioni africane dove la libertà d’informazione è deteriorata di più. Dopo la caduta di Gheddafi, Rsf ha registrato sette omicidi e 37 rapimenti di giornalisti. Di fronte a tanta violenza, più di 40 persone che lavorano nei media hanno deciso di lasciare il paese nel solo 2014.
Nell’Africa sub-sahariana la Repubblica del Congo (107ª) è scesa di 25 posizioni. Un anno difficile per agenzie di stampa indipendenti secondo Rsf. Il governo ha intensificato la “caccia” ai giornalisti critici, ricorrendo spesso alla violenza, e coloro i quali si rifiutano di tacere vengono espulsi.
Poi c’è il Sud Sudan (125°, in calo di 6 posti). La guerra civile in corso dal dicembre del 2013 non aiuta la libertà di stampa che è stata “sospesa” secondo Rsf.

Chi sale
Buone notizie dal Madagascar (64°), dove con l’elezione di Rajaonarimampianina come presidente nel gennaio 2014 si è registrata un transizione democratica ha fatto guadagnare 17 posizioni. Attenzione ad alcuni tabù, però, come i monopoli finanziari dei leader politici.
Da segnalare poi la Costa d’Avorio (86ª), salita di 15 posti, ormai uscita dalla crisi politica e sociale nel 2010. E poi la Tunisia (126ª) che scala sette posizioni. Un aumento relativo per Rsf. La stabilizzazione politica nel 2014 ha avuto benefici sull’informazione, ma il numero di attacchi contro i giornalisti rimane troppo elevato.

Ragioni del trend negativo globale
Il rapporto Wpfi 2015 indica una serie di ragioni per questo allarmante declino globale della libertà di stampa nel mondo. Innanzitutto il controllo dei media nelle guerre, considerato sempre più come un’arma dalle parti in conflitto. Per questo vengono attaccati, fatti tacere e poi usati come propaganda.
Un forte impulso negativo è rappresentato dall’ascesa dei gruppi terroristici e il potere, ancora presente, delle organizzazioni criminali. Il loro modus operandi è lo stesso: l’uso della paura e delle rappresaglie per far tacere giornalisti e blogger che investigano su di loro. Particolare poi l’uso che fanno dei media gli estremisti dell’Isis e i Boko haram, sempre più sofisticato, usato come arma di terrore e come mezzo di reclutamento.
Viene poi fatto notare che nel 2014 si è registrato un aumento della violenza verso i giornalisti e cittadini che cercano di coprire manifestazioni popolari e proteste.
Infine, la crisi economica che sta erodendo il pluralismo informativo. Specialmente in Europa dove sono sempre di più le testate che chiudono o vengono assorbite concentrando l’informazione nelle mani di pochi. 

Nella foto in alto, leggendo un giornale in Madagascar (Fonte: Unesco / Dominique Roger). Sopra la cartina del World Press Freedom Index 2015.