Ping, pronti ad accogliere governo ‘inclusivo’
Circa 20 paesi africani hanno riconosciuto i ribelli libici, mentre il Consiglio per la pace e sicurezza dell’Unione Africana si spacca in due. Si combatte sul campo. A Parigi, giovedì, si terrà il vertice sul futuro del paese.

Le forze fedeli a Gheddafi devono accettare la sconfitta e smettere di combattere. Questo è quanto ha dichiarato il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Jean Ping, tre giorni dopo che l’Ua si è rifiutata di riconoscere formalmente il Consiglio nazionale di Transizione dei ribelli libici. “Il seggio nell’Unione Africana sta aspettando voi, le nuove autorità di transizione. Ciò che chiediamo è l’assicurazione che questo governo sia inclusivo” ha detto Ping, che chiarisce poi: “Con ‘inclusivo’ non abbiamo mai inteso includere Gheddafi, piuttosto rappresentare tutte le realtà della Libia”.

Era il 9 settembre del 1999, a Sirte, città natale del colonnello, in Libia, quando si riunì il vertice dei capi di stato e di governo dei paesi membri dell’Organizzazione dell’Unità Africana, un vertice che diede vita ad una dichiarazione, cui seguì la nascita dell’Unione Africana. Oggi, il peso di quel giorno si fa sentire tra i membri dell’organizzazione, profondamente divisi tra sostenitori e detrattori di Gheddafi. Sarebbero circa una ventina, infatti, i paesi africani che hanno riconosciuto il Cnt, tra questi Gambia, Gabon, Senegal, Tunisia, Egitto, Marocco, Nigeria, Etiopia, Ciad e Burkina Faso.

Intanto i rappresentanti di governo di oltre 30 paesi sono attesi a Parigi giovedì 1 settembre, proprio per discutere il futuro della Libia. Il vertice, guidato dal presidente francese Nicolas Sarkozy e dal premier britannico David Cameron, vedrà, tra gli altri, la partecipazione del presidente del Ciad Idriss Deby, ex alleato di Gheddafi, il primo ministro della Tunisia e i ministri degli esteri di Egitto e Marocco.

Mentre il Sudafrica mantiene una posizione ambigua, lo Zimbabwe di Robert Mugabe torna a candidarsi come la meta per un eventuale esilio di Gheddafi e lo fa ordinando l’espulsione dell’ambasciatore libico ad Harare, accusato di essersi schierato con i ribelli, bruciando la bandiera verde della Jamahiriyya. L’ambasciatore Taher Elmagrahi, il suo staff e la sua famiglia sono stati dichiarati “persona non grata” e dovranno lasciare il paese entro le prossime 72 ore.