Non si placano le tensioni in Libia. E così Unione Europea e missione ONU (UNSMIL) hanno chiesto in una nota congiunta l’immediata de-escalation a Tripoli e nei quartieri limitrofi.
Nella dichiarazione si chiede una soluzione pacifica delle controversie e il ritorno della sicurezza nelle aree colpite dalle violenze. L’appello è stato reso noto mentre sembra imminente l’esacerbarsi di nuovi possibili scontri nel paese. E così UNSMIL ha invitato tutti ad «astenersi dall’uso della forza nelle aree popolate».
Gli scontri dei mesi scorsi
A partire dallo scorso maggio le tensioni in Libia sono andate crescendo esponenzialmente. Le violenze sono state innescate dall’uccisione di una delle guide più contestate delle milizie attive nel paese, Abdel Ghani al-Kikli.
Gli scontri scoppiati prima e dopo la sua morte a Tripoli, tra la brigata 444, vicina al premier di Tripoli, Abdel Hamid Dbeibah, e la milizia Stability Support Apparatus di al-Kikli, detto “Gheniwa”, hanno confermato l’importante ruolo del capo milizia.
Le violenze dopo l’uccisione di al-Kikli hanno provocato estese manifestazioni antigovernative a Tripoli, in piazza dei Martiri, contro il premier Dbeibah.
Le proteste hanno riguardato la mancanza di sicurezza nella capitale libica ma anche la corruzione generalizzata e lo stallo politico che va avanti a partire dalla tregua del 2021 tra Dbeibah e il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica.
La brigata 444 si è poi scontrata anche con il potente gruppo militare di al-Radaa che dal 2014 controlla la zona dove si trovano l’aeroporto e la base aerea militare di Mitiga fino al quartiere di Suq al-Juma.
Nuova missione dei ministri UE
Le tensioni interne si riflettono anche nella crisi diplomatica nei rapporti tra Bengasi e Unione Europea. Dopo l’espulsione dalla Cirenaica, lo scorso 8 luglio, dei ministri di Italia, Grecia e Malta, con il Commissario per gli Affari interni e la Migrazione, Magnus Brunner, le diplomazie europee hanno tentato in tutti i modi di ricucire i rapporti con il governo di Tobruk.
E così l’iniziativa Team Europe, con la Banca europea per gli investimenti (BEI) e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) durante la Conferenza sull’Ucraina in corso nei giorni scorsi a Roma, ha annunciato un’imminente nuova missione europea in Libia, per superare le tensioni reciproche, incentrate soprattutto sulla crisi migratoria nel Mediterraneo centrale e orientale.
La versione greca
Secondo le autorità greche la delegazione UE è stata respinta dalla Cirenaica per questioni protocollari, legate ai precedenti incontri dei ministri europei con le autorità di Tripoli.
In questo senso, la dichiarazione di “persone non grate” dei ministri UE sarebbe stata una sorta di “trappola” diplomatica orchestrata dall’uomo forte della Cirenaica, Khalifa Haftar, che aspira al riconoscimento del governo di Tobruk guidato da Osama Hammad, per mostrarsi come l’unico capace di controllare i flussi migratori provenienti dalle coste orientali del paese e diretti in Europa.
E così negli ultimi giorni gli sbarchi in Grecia di migranti provenienti dalla Libia sono andati crescendo inesorabilmente. Oltre 2.500 sono i migranti che hanno tentato di raggiungere l’isola di Creta con un aumento del 350% rispetto allo scorso anno, il 173% in più degli sbarchi arriva proprio dalla Cirenaica.
Le tensioni con Libia ed Egitto
Non si sono fatti attendere i provvedimenti delle autorità greche in seguito all’aumento degli sbarchi. Due fregate e una nave di supporto sono state subito dispiegate nelle acque territoriali che dividono i due paesi. Questo potrebbe essere uno dei motivi che spiegherebbe le tensioni diplomatiche tra UE e Libia.
Ma non solo. Haftar è il principale alleato dell’Egitto di al-Sisi, e la Grecia di Mitsotakis ha due importanti dossier aperti con il Cairo.
Da una parte, lo status del monastero cristiano ortodosso di Santa Caterina nel Sinai, dopo la sentenza della corte di Ismailia dello scorso 28 maggio che ha dichiarato l’antico sito come costruito su terreno demaniale egiziano.
Dall’altra, Grecia ed Egitto hanno in sospeso serie questioni energetiche irrisolte dopo le recenti scoperte di gas naturale nel Mediterraneo orientale.
Una delle controversie, che ancora non ha trovato soluzione, è stata sollevata con l’accordo internazionale tra Grecia, Israele e Cipro per la costruzione del gasdotto EastMed del gennaio 2020.
Non solo, lo scorso 12 giugno, Atene ha annunciato un bando per l’esplorazione e lo sfruttamento di idrocarburi nelle aree marine a sud di Creta.
Lo stop al diritto di asilo
Come se non bastasse, sono 1.200 i migranti nordafricani arrestati, solo negli ultimi giorni, dopo il loro arrivo in Grecia. Non solo, Atene ha sospeso le procedure di asilo per tutti i migranti che vengono dal Nordafrica per i prossimi tre mesi.
All’annuncio della decisione, Mitsotakis ha dichiarato di voler «lanciare un messaggio di determinazione ai trafficanti e ai migranti perché sarà sempre più difficile raggiungere la Grecia». Per il premier conservatore «questa situazione di emergenza richiede misure di emergenza».
Secondo le autorità greche saranno applicati alla Libia gli stessi principi usati con Ankara per fermare gli sbarchi, a cui hanno fatto seguito accordi miliardari con l’Unione Europea che hanno trasformato la Turchia in una prigione a cielo aperto per migranti.
«I tentativi di fermare le partenze a ogni costo dimostrano una completa mancanza di rispetto per la dignità di migranti e rifugiati», ha commentato Amnesty International all’annuncio dei nuovi provvedimenti voluti da Atene.
Le tensioni geopolitiche
La crisi diplomatica tra ministri UE e la Cirenaica di Haftar nasconde anche rilevanti dinamiche geopolitiche che non riguardano solo la Grecia. Per esempio, le autorità italiane lo scorso anno avevano fermato le forniture di droni cinesi, diretti ad Haftar, nel porto di Gioia Tauro.
Nell’ultimo anno sono andate invece crescendo esponenzialmente le forniture di armi russe al generale che tenta di controllare le istituzioni di Tobruk.
Mosca ha spostato quantità crescenti di armi e radar per i sistemi intercettori S-400 e S-300, trasferiti dalle basi russe, presenti sulla costa siriana dopo la fine del regime di Bashar al-Assad l’8 dicembre 2024, verso il paese nordafricano.
Ma non solo, come parte dell’arsenale libico proveniente da Mosca, vanno annoverati i tank russi T-72 e T-62, il sistema missilistico di difesa aerea Tor-M2E, lanciarazzi Smerch, i veicoli da combattimento BMP-2M con il modulo Berezhok, il ruotato BTR-82, i veicoli blindati Spartak, gli aerei da combattimento MiG-29 e i Sukhoi Su-24.
E così anche le tensioni tra molti paesi UE e la Russia di Putin in merito alla guerra in Ucraìna può aver giocato un ruolo nello stop alla missione diplomatica dell’Unione europea nella Cirenaica di Haftar dello scorso 8 luglio.
Il Cairo in soccorso di Haftar
A sostenere il generale della Cirenaica resta in prima fila il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi.
Lo scorso 10 luglio, proprio in parallelo con le tensioni per l’espulsione dei ministri UE, si è svolta per la seconda volta al Cairo, dopo gli incontri indiretti del 3 luglio scorso, una riunione di alto livello con autorità libiche e sudanesi.
I colloqui si sono concentrati sulle “sfide e gli sviluppi in materia di sicurezza” nella regione e si è discusso del ruolo libico nel conflitto in Sudan.
In questo contesto, al-Sisi ha ricevuto Haftar e il generale sudanese, Abdel Fattah al-Burhan, al Cairo, insieme al presidente del parlamento di Tobruk, Aguila Saleh.
Le tensioni tra Atene e Ankara
D’altra parte, in Tripolitania (ma nell’intera Libia, in realtà), cresce il ruolo della Turchia, in rotta di collisione con Atene, mentre Ankara è impegnata nel riavvicinamento con il Cairo.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sostiene, con il Qatar, il governo, appoggiato dalla comunità internazionale, di Abdel Hamid Dbeibah.
Nel novembre 2019, il governo turco e quello dell’allora premier di Tripoli, Fayez al-Sarraj, firmarono un importante accordo per la cooperazione militare e la definizione dei confini marittimi tra i due paesi, senza tenere nella dovuta considerazione la presenza delle isole greche e di Creta.
Nonostante le critiche greche ed egiziane, nel 2022 Turchia e Libia hanno firmato un altro accordo che consente alle petroliere turche della Turkish Petroleum Corporation (TPAO) la ricerca di idrocarburi in Libia via terra e via mare.
Come se non bastasse, ad aggravare le tensioni tra Grecia e Libia, si è registrata a fine giugno l’esplosione della petroliera russa Vilamoura al largo delle coste libiche con un milione di barili di petrolio a bordo. La nave è stata rimorchiata verso il porto del Pireo in Grecia.