Sono più di un centinaio le vittime dell’attacco terroristico di martedì sera a Bengasi: 35 morti accertati e una sessantina di feriti.

L’attentato aveva come obiettivo i fedeli che uscivano dalla moschea Bayaat al-Radwan, nel distretto centrale di Al Salmani, dopo la preghiera serale. È stato condotto secondo una tecnica ormai ben conosciuta e consolidata in tutto il Medioriente e in Africa, in particolare in Somalia: è stata fatta saltare in aria una prima macchina carica di esplosivo per attirare soccorritori e curiosi, seguita poco dopo da una seconda con un potenziale ben maggiore che ha fatto la maggior parte delle vittime. Tra di loro alcuni bambini, oltre che personale delle forze di sicurezza e un pompiere che erano accorsi per portare soccorso. Nell’attentato sono stati danneggiati anche gli edifici adiacenti e sono andati distrutti una quindicina di veicoli, compresa una macchina dei pompieri.

Per ora l’azione non è stata rivendicata.

Bengasi è controllata dall’Esercito nazionale libico, sotto il comando di Khalifa Haftar, possibile candidato alle elezioni presidenziali che potrebbero svolgersi entro la fine di quest’anno. Haftar ha costruito la sua reputazione sul successo di una campagna militare, iniziata nel 2014, che aveva l’obiettivo, tra gli altri,  di riportare sicurezza e stabilità nella città devastata da attentati e assassini politici attribuiti a militanti di gruppi terroristici islamisti.

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