Libia / Sanzioni ONU / Diritti umani

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha imposto ieri ulteriori sanzioni alla Libia riguardanti la pianificazione e l’impiego di violenza sessuale e di genere. La risoluzione approvata ha anche rinnovato le misure contro le esportazioni di petrolio fino a febbraio 2020 e il congelamento dei beni per sei leader criminali, ritenuti responsabili di tratta di esseri umani.

L’approvazione è avvenuta con 13 voti favorevoli, mentre Russia e Cina si sono astenute. L’ambasciatore russo al Consiglio, Vasily Alekseevich Nebenzya, ha contestato che un tema così delicato venga incluso in una risoluzione Onu relativa alle minacce alla pace e alla sicurezza internazionale, e che tali questioni dovrebbero invece essere prese in considerazione dal Consiglio dei diritti umani e dalla Commissione sullo status delle donne.

A spingere per l’approvazione, invece, Olanda e Svezia che hanno evidenziato quanto le preoccupanti condizioni dei migranti che tentano di raggiungere l’Europa, ma che vengono preventivamente bloccati in Libia, siano direttamente collegate al fragile equilibrio che intercorre tra le due sponde del Mediterraneo.

La Libia è in preda al caos dal 2011, spaccata tra clan rivali e gruppi armati che vivono di saccheggio e tratta di persone, dove soprusi di diritti umani sono all’ordine del giorno. Già nel 2016 Amnesty International aveva denunciato terribili episodi di violenza sessuale e abusi subìti in tutte le fasi del viaggio, dall’arrivo in Libia fino all’approdo alle città costiere del nord. (Associated Press)

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