Libia

Sono almeno 68 i miliardi di dollari che la Libia ha perso dal 2013 in poi in mancate rimesse petrolifere. Il dato è stato diffuso dalla National Oil Corporation (Noc), la società libica che gestisce il settore petrolifero, e fa riferimento in particolare alla chiusura nel corso di questo periodo di 75 campi e ai blocchi portuali. Esso dà anche la misura del caos e dell’anarchia che regnano in tante zone del paese e che stanno consentendo all’Is di avanzare dalla roccaforte di Sirte verso zone strategiche come i terminal petroliferi di Ras Lanuf e Sidra.

“L’economia è a punto molto critico – ha detto al Financial Times, Mustafa Sanalla, presidente della Noc – e le relazioni tra i due governi (quello di Tripoli e quello di Tobruk, ndr) sono molto tese. Tutto ciò ha avuto effetti sull’industria petrolifera”.

A pesare sulla bilancia libica ci sono poi i prezzi del petrolio in caduta libera sui mercati internazionali: un fatto che ha reso ancora più problematica una situazione che era già difficile da affrontare.

Il petrolio è ancora oggi l’unico vero pilastro dell’econoia libica, e proprio per questo motivo il paese rischia di crollare. Secondo il Fondo monetario internazionale, la Libia vedrà ridursi il proprio pil nel 2016 a un ritmo più veloce di un paese in guerra come la Siria e di paesi che si reggono sul petrolio come Venezuela e Guinea Equatoriale.

Nonostante la formazione di un governo di unità nazionale, il paese resta diviso in varie aree di influenza, occupato da fazioni armate rivali, ‘governato’ da due parlamenti e potrebbe essere presto teatro operativo di nuovi interventi militari internazionali. La Noc resta una delle poche realtà ancora funzionanti, ma deve fare i conti con l’anarchia generale e con una produzione petrolifera che è il 20% di quella del 2011. (Atlas Web)

Intanto i pompieri sono riusciti a domare gli incendi che erano scoppiati nelle riserve petrolifere libiche a Ras Lanuf per un attacco dei jihadisti del gruppo Stato islamico (Is). L’ha riferito ieri un responsabile delle guardie del complesso petrolifero.

“Gli incendi che si sono sviluppati nelle riserve toccate dai razzi tre giorni fa sono estinti”, ha indicato un responsabile. “Due pompieri sono rimasti feriti e uno leggermente asfissiato” durante le operazioni, ha aggiunto.

Giovedì all’alba l’Is aveva attaccato una parte del sito petrolifero per prenderne il controllo, secondo la compagnia petrolifera nazionale Noc. Sono andate a fuoco quattro cisterne “che contenevano circa due milioni di barili di greggio”. (Askanews)