L’appello delle organizzazioni
Il governo di Tripoli ha espulso i funzionari dell’Agenzia Onu per i Rifugiati (Unhcr), dopo aver decretato la sospensione delle attività dell’organismo lo scorso 2 giugno. Dall’Italia, la portavoce dell’Unhcr, Laura Boldrini, insieme al Consiglio Italiano per i Rifugiati chiedono l’intervento del ministro degli esteri, Franco Frattini, e dell’Unione Europea.

Le autorità libiche hanno deciso di sospendere le attività dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) sul proprio territorio suscitando la preoccupazione del Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir). Gli uffici dell’agenzia dell’Onu sono chiusi dal 2 giugno scorso.

La notizia dell’espulsione dei funzionari Onu è stata confermata oggi in conferenza stampa dalla portavoce Melissa Fleming che ha dato anche notizia di circa 20 cittadini eritrei rimasti in mare per oltre 24 ore in attesa dei soccorsi e recuperati ieri dalle autorità libiche mentre cercavano di raggiungere Malta.

Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr per l’Italia, si augura che la chiusura sia solo temporanea e fa sapere che l’ordine di sospendere i lavori dell’ufficio è arrivato dal coordinatore del sistema delle Nazioni Unite in Libia. Finora le autorità non hanno fornito informazioni relative ai motivi della chiusura né hanno indicato una data possibile per la riapertura.

La scelta della Libia di sospendere le attività dell’Alto Commissariato mette a rischio le sorti delle migliaia di rifugiati e richiedenti asilo presenti attualmente nel paese, alle quali si aggiungono coloro che arrivano ogni giorno dal deserto e i migranti respinti in mare. La Libia non ha firmato la convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 e non ha un sistema interno di asilo per cui finora è stato compito dell’Unhcr prendersi cura dei rifugiati presenti nel paese.

L’agenzia è attiva in Libia dal 1991 e in questi anni ha assistito circa 12mila persone tra rifugiati e richiedenti asilo provenienti per lo più dalla Somalia, dall’Eritrea, dalla Liberia e dall’Etiopia. Il Cir insieme all’International Centre for Migration Policy Development (Icmpd) hanno chiesto al ministro degli Esteri Franco Frattini di intervenire e trattare con il governo libico per la riapertura dell’Unhcr.

La richiesta al ministro è stata inoltrata tramite una lettera firmata dal presidente del Cir Savino Pezzotta e dal direttore Christopher Hein. Anche Cecilia Malmstrom, commissaria europea per gli Affari interni e Giustizia, è stata chiamata in causa affinché intervenga per risolvere la situazione.

Dall’aprile del 2009 il Cir insieme all’Unhcr di Tripoli ha avviato un progetto triennale per la definizione di piani per la protezione dei rifugiati e dei migranti e per la gestione dei flussi migratori; piani che prevedono tra l’altro visite ai centri di detenzione per migranti, fornitura di aiuti umanitari e un programma di rimpatrio volontario assistito.

La decisione di Tripoli, giunge dopo gli appelli, sempre più numerosi, di organizzazioni internazionali come Amnesty International o Human Rights Watch, che denunciano gli abusi commessi dalle autorità libiche nei confronti dei migranti, il più delle volte potenziali richiedenti asilo. I racconti degli stessi migranti, raccolti dall’osservatorio Fortress Europe, riferiscono di violenze quotidiane subite da donne e uomini rinchiusi nelle carceri libiche.