L’Unione chiude gli occhi di fronte alle violazioni dei diritti umani da parte della Libia
Per la Libia lotta all’immigrazione clandestina significa fare affari con l’Europa. Per Bruxelles significa invece far fare a Tripoli il lavoro sporco: deportazioni di massa, abbandoni nel deserto, pestaggi, arresti arbitrari. Tutto nel nome della difesa della “fortezza Europa”.

È stato un incontro fruttuoso quello avvenuto il 10 novembre a Tripoli tra il ministro degli esteri massimo D’Alema e il leader libico Muhammar Gheddafi. Una visita lampo di un solo giorno, sufficiente perché D’Alema potesse annunciare “un’intesa di principio” con la Libia. In ballo ci sono i risarcimenti italiani per il colonialismo, la lotta all’immigrazione clandestina, e le risorse naturali libiche.
Nel quadro di un accordo di compensazione per il passato coloniale, l’Italia costruirà una grande autostrada che congiungerà i due estremi del paese, dalla frontiera con la Tunisia a quella con l’Egitto, Ma, ha precisato la Farnesina, non si tratta di un risarcimento, quanto piuttosto di “un accordo vantaggioso per entrambe le parti”. In cambio, infatti, Gheddafi ha offerto a Roma, che resta tra i principali interlocutori diplomatici di Tripoli, nonché primo partner commerciale europeo, una partnership privilegiata in campo politico ed economico.
Il tema della lotta all’immigrazione clandestina, che sarà centrale a Lisbona, nel meeting euro-africano del 8-9 dicembre, è stato affrontato anche dopo l’incontro di Tripoli: il 19 novembre 2007 Marcella Lucidi, sottosegretario del ministero dell’Interno con delega all’immigrazione, e l’ambasciatore italiano in Libia Francesco Trupiano, hanno incontrato le più alte cariche libiche per definire le strategie di contrasto all’immigrazione nei prossimi mesi.
La cooperazione tra Europa e Libia, da questo punto di vista sembra idilliaca: da “stato canaglia”, in poco tempo Tripoli si è guadagnata la stima del vecchio continente grazie alle sue politiche di controllo dell’immigrazione clandestina. Bruxelles finanzia, ed è riconoscente per il bel lavoro:  deportazioni di massa di migranti e rifugiati dell’africa sub-sahariana, pattugliamenti per il controllo dei mari e degli oltre 4000 chilometri di confine ad sud, arresti arbitrari, detenzioni senza processo, pestaggi e violenze nelle carceri libiche e abbandono massiccio di uomini e donne in mezzo al deserto.
 
Nel solo 2006, quasi 54.000 migranti sono rimasti bloccati in Libia nel tentativo di raggiungere l’Europa. Molti di loro sono ancora in attesa di rimpatrio: verranno rimandati nel paese natale anche quando li aspetta la pena di morte (per esempio in Eritrea, dove la fuga è considerata tradimento e punita con la pena capitale). Andrea Segre, ricercatore all’Università di Bologna è autore del reportage ‘ A Sud di Lampedusa’, girato lo scorso anno lungo la tratta che dal Niger porta i migranti in Libia. Lo abbiamo intervistato. Ascolta l’intervista.

Per approfondire:
Il rapporto segreto della  Frontex in Libia
Il rapporto di Human Rights Watch sulla situazione dei rifugiati in Libia
L’intervista di Fortress Europa a rifugiati detenuti nel carcere libico di Zawiyah