Libia

Il comandante dell’autoproclamato Esercito libico attivo nella Cirenaica, generale Khalifa Haftar, ha detto di non riconoscere il Consiglio di presidenza del governo di accordo nazionale libico con sede a Tripoli, né le sue decisioni.

Intervistato dall’emittente televisiva Libya al Hadath, Haftar ha dichiarato che i decreti emessi dal Consiglio presidenziale sostenuto dall’Onu “sono solo inchiostro su carta senza valore e non mi riguardano: non penso che si possa formare un governo mentre si combatte il terrorismo”. In riferimento al decreto che istituisce la guardia presidenziale a Tripoli e che consente al governo di accordo nazionale di espletare le funzioni più urgenti, Haftar ha aggiunto che si tratta di decisioni che non lo riguardano.

Il Consiglio presidenziale libico ha autorizzato sabato scorso, 14 maggio, il governo di accordo nazionale ad insediarsi a Tripoli, in Libia, anche senza il via libera della Camera dei rappresentanti di Tobruk, il parlamento che si riunisce in Cirenaica. È quanto prevede un decreto “ad hoc” affinché i “ministri designati” possano iniziare a lavorare per espletare le funzioni urgenti già a partire dalla giornata di oggi. Non vi sono modifiche alla squadra di governo annunciata tre mesi fa, anche se i cosiddetti “ministri di stato” con responsabilità speciali sono ora considerati a pieno titolo membri del governo (composto quindi da 18 ministri e non più solo 13).

Lunedì scorso i ministri giunti a Vienna per la riunione co-presieduta da Italia e Stati Uniti  (con anche membri permanenti del Consiglio di sicurezza, alcuni paesi europei e della regione, organizzazioni internazionali e regionali) hanno confermato il loro “sostegno politico” al governo di accordo nazionale guidato dal premier Fayez, aprendo alla possibilità di rimuovere l’embargo Onu sulle armi ma solo alle forze di Tripoli. Parlando sempre a Libya al Ahdath, in generale Haftar ha espresso forti dubbi circa il fatto che “le grandi potenze internazionali vogliano combattere il terrorismo”.

Intanto ieri è stato raggiunto un accordo in linea di principio per avere una sola organizzazione petrolifera, dopo che le amministrazioni rivali del colosso del greggio (Noc) hanno annunciato ieri di voler riprendere le esportazioni dal porto di Hariga, nell’Est del Paese, e di rilanciare la produzione nazionale, oggi pari a meno di 300.000 barili al giorno. Prima della rivolta che rovesciò il regime di Muammar Gheddafi nel 2011, il Paese nordafricano pompava 1,6 milioni di barili al giorno. Il calo di produzione sta mettendo in crisi l’economia nazionale.

Sul fronte della lotta allo Stato Islamico (Isis) le forze che fanno capo al Consiglio presidenziale del governo riconosciuto dalla Comunità internazionale ieri sono riuscite a prendere sotto il loro controllo Abugrein, cittadina a metà strada tra Misurata e Sirte, cacciando i jihadisti dell’Isis. Lo hanno annunciato i media libici. (Askanews / Agenzia Nova)