Libia

Sostegno politico, aiuti umanitari e armamenti. Il governo di Accordo nazionale libico, presieduto dal primo ministro Fayez al-Serraj, ha ottenuto ieri a Vienna il lasciapassare per il suo rafforzamento al termine di una riunione che visto sedere al tavolo i rappresentanti di una ventina di nazioni.

Seguito naturale della riunione che si era tenuta a Roma lo scorso dicembre, l’appuntamento di Vienna è stato copresieduto dal ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, e dal segretario di Stato americano John Kerry. E le decisioni prese, con l’avallo di tutti e cinque i membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, preannunciano decisioni che consentono a Serraj di rientrare a Tripoli con alcuni impegni che dovrebbero modificare a suo favore la bilancia degli equilibri interni.

Obiettivo comune di questo sforzo della comunità internazionale – che dovrebbe concretizzarsi in sede Onu in un sollevamento dell’embargo sulle armi destinate all’esercito e alle milizie fedeli al governo di accordo nazionale – è quello di affrontare l’Isis e consentire al governo di prendere gradualmente il controllo dell’intero territorio nazionale. L’Isis nell’ultimo anno ha rafforzato la sua presa attorno a Sirte ed è riuscita ad estendere la propria influenza anche in altre zone della Libia potendo contare sulle divisioni interne e su una forza d’urto rappresentata secondo stime da circa 5000 uomini armati e addestrati.

Kerry ha definito l’Isis “una nuova minaccia” alla Libia e ha parlato del governo di Serraj come “della sola entità che può unire il Paese”. Kerry ha aggiunto che la comunità internazionale è pronta ad addestrare ed equipaggiare la guardia presidenziale e alcune forze scelte dovunque si trovino in Libia. Pur escludendo richieste di un intervento internazionale, Serraj ha sottolineato la necessità di addestrare truppe e giovani per essere in grado di affrontare le tante sfide che la Libia si trova davanti.

“Il messaggio che arriva da Vienna – ha detto a sua volta Gentiloni – è che la Libia rimane unita, non si alimentano divisioni, i libici combatteranno il terrorismo e non ci sarà un intervento straniero da terra”.

Intanto, In attesa che la situazione si stabilizzi, l`Italia non prevede l`invio di soldati in Libia: lo scrive il Corriere della Sera, che ricostruisce gli ultimi sviluppi della linea italiana sul Paese nordafricano. Il sostegno al governo guidato da Fayez Serraj è immutato, ma “troppo alti sono i rischi, troppo forte il pericolo che i reparti stranieri diventino bersagli di attacchi”, per cui il governo continua a seguire la linea di grande cautela. (Atlasweb)

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