Libia

Proteste e colpi di arma da fuoco in varie zone di Tripoli hanno ‘accolto’ ieri l’arrivo nella capitale libica del governo di unità nazionale guidato da primo ministro Fayez Serraj. Accompagnato da quasi tutti i suoi ministri, Serraj è giunto via mare a una base navale in provenienza dalla città tunisina di Sfax.

La mossa di Serraj ha raccolto il plauso di diversi esponenti della comunità internazionale, a partire dal rappresentante dell’Onu nel paese Martin Kobler che ha auspicato un passaggio di potere “pacifico e ordinato”. Parole di apprezzamento sono giunte anche dal massimo responsabile diplomatico dell’Unione Europea, Federica Mogherini, e dal ministro degli Affari esteri italiano Paolo Gentiloni. “È un passo avanti per la stabilizzazione della Libia – ha detto Gentiloni – sulla base della determinazione del premier Serraj e del Consiglio Presidenziale sono ora possibili nuovi progressi per il popolo libico. L’Italia è stata sempre in prima linea con numerose iniziative diplomatiche per l’obiettivo della stabilizzazione della Libia”.

La vera sfida del governo di unità nazionale sarà quella di prendere effettivamente il controllo del paese e di riuscire a uscire dalla base navale all’interno della quale si trova adesso.

Quali siano le prime mosse non è chiaro. Ieri, si sono comunque registrati conflitti a fuoco a Tripoli fra gruppi rivali e una folla arrabbiata ha assaltato i locali di Nabaa tv da dove, poco prima, Khalifa Ghwell – capo del governo finora installato a Tripoli – aveva minacciato Serraj di arresto. (AtlasWeb)

Non solo. In un discorso trasmesso in tv, Khalifa el Ghwell, capo del governo non riconosciuto, ha denunciato come illegale il governo di Sarraj e ha affermato che deve “lasciare” la capitale oppure “arrendersi”.