Segnaliamo l’Italia alla Corte penale dell’Aia per i crimini libici
Alex Zanotelli Italia Libia Migrazioni Pace e Diritti Politica e Società
Fermoposta Alex / Luglio 2026
Segnaliamo l’Italia alla Corte penale dell’Aia, è complice dei crimini libici
Nei Paesi Bassi è cominciato il processo al torturatore al-Buti, estradato dalla Germania, mentre Roma ha protetto il suo sodale al-Masri. È l’emblema del ruolo del nostro paese nelle violenze sistematiche contro i migranti
08 Luglio 2026
Articolo di Alex Zanotelli
Tempo di lettura 3 minuti
Khaled Mohamed Ali El Hishri, cittadino libico accusato di crimini contro l'umanità nei confronti dei migranti nel carcere di Mitiga a Tripoli, parla con i suoi avvocati durante l'udienza di conferma delle accuse, il 19 maggio all'Aia (Credit: ICC-CPI)

Questo articolo è uscito nel numero di Nigrizia di luglio – agosto 2026.

Caro Alex,
come mai nel nostro paese si parla così poco delle enormi sofferenze dei migranti in Libia? E questo purtroppo per colpa delle politiche migratorie dell’UE e soprattutto dell’Italia.
(Ermanno Quadri)


Caro Ermanno, la situazione che segnali è di una gravità inaudita. Ed è taciuta da molti dei nostri media.

In pochi, a esempio, stanno coprendo il processo al torturatore Khaled Mohamed Ali El Hishri, detto al-Buti, comparso davanti alla Corte penale internazionale dell’Aia (CPI) lo scorso maggio per rispondere di crimini di guerra e contro l’umanità.

Estradato dalla Germania, al-Buti era un sodale di al-Masri nella terribile prigione di Mitiga. Proprio quell’al-Masri che invece l’Italia si è rifiutata di inviare nei Paesi Bassi per essere giudicato.  

La tua domanda arriva pochi giorni dopo il digiuno di giustizia in solidarietà dei migranti che abbiamo organizzato a Napoli a giugno, proprio con l’obiettivo di sensibilizzare gli italiani sulle violenze indicibili che avvengono a poca distanza da loro, giusto al di là del Mediterraneo.

Per questo, condivido con te il comunicato che abbiamo diffuso in occasione di quella mobilitazione: «Il nostro digiuno di giustizia in questo mese è un atto di accusa contro il “sistema’” libico, un sistema infernale, gestito da istituzioni governative, milizie e trafficanti di esseri umani, sì da configurare un vero e proprio crimine contro l’umanità.

La violenza è parte integrante del sistema libico, istituzionalizzato e finalizzato a un profitto economico e al controllo dei flussi migratori. Questo sistema, a partire dalla cosiddetta Guardia costiera libica, esiste grazie al supporto e alle politiche dei vari governi europei, in primis l’Italia.

L’arresto in Germania di al-Buti, lo spietato torturatore libico dei migranti nel carcere di Mitiga, e la sua consegna da parte della Germania alla CPI, ha riportato l’attenzione del mondo sull’immensa sofferenza dei migranti in Libia.

Al contrario, il comportamento dell’Italia nei riguardi dell’altro torturatore al-Masri è stato differente: non solo non lo ha consegnato alla CPI, ma addirittura lo ha riportato in Libia su un aereo di stato!

Questo perché l’Italia ha enormi interessi politici, finanziari, industriali, imprenditoriali in Libia: i forti interessi dell’ENI (petrolio, gas), delle tante aziende italiane per la costruzione di infrastrutture stradali e ferroviarie.

Ma più forte ancora è l’interesse politico: bloccare i migranti africani che vogliono arrivare in Italia.

Infatti l’Italia ha finanziato il governo libico ma soprattutto la famigerata Guardia costiera per l’intercettazione in mare dei migranti in fuga e il loro successivo respingimento forzato negli stessi lager libici, vere e proprie fabbriche di torture, come Mitiga, dove vengono violentati, umiliati, resi veri e propri schiavi, soprattutto se neri e cristiani.

Davanti a tali orrori penso sia giunta l’ora di differire alla CPI, e anche alla UE, la situazione dell’Italia e la sua complicità in crimini contro l’umanità.

Papa Leone XIV, l’11 giugno scorso, ha visitato le isole Canarie, che affrontano una continua emergenza umanitaria per la rotta atlantica dei migranti, una delle più letali al mondo. In quell’occasione con grande coraggio, davanti a una folla di migranti ha detto: “Cari migranti, voglio inchinarmi di fronte alla vostra dignità”.

E ha aggiunto: “La dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera. Ogni barca che arriva non porta solo i migranti; porta con sé una domanda: che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita?”».

Ha ragione caro Ermanno, non possiamo più rimanere in silenzio davanti a questi crimini.

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