Libia

Gruppi armati in Libia stanno uccidendo e torturando i detenuti nelle prigioni, alcune nominalmente sotto il controllo del governo ma gestite da gruppi armati, dove migliaia di civili sono segregati illegalmente. A rinnovare l’allarme è stato ieri l’ufficio Onu per i diritti umani e la missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) in un rapporto che punta il dito contro i governi che si sono succeduti a Tripoli che avrebbero permesso ai gruppi armati di arrestare oppositori, attivisti, giornalisti e politici, pagando gli stipendi dei combattenti e fornendo loro equipaggiamenti e uniformi. Un atteggiamento che ha fatto sì che “il potere dei gruppi armati sia cresciuto senza controllo”.

Secondo il rapporto, le prigioni ufficiali supervisionate dal ministero della Giustizia ‘ospitano’ 6.500 detenuti e altri migliaia si trovano in strutture nominalmente controllate dal governo ma gestite da gruppi armati. La struttura di detenzione della base aerea di Mitiga, a Tripoli – probabilmente il più grande della Libia occidentale con 2.600 detenuti – è gestita dalle Special Deterence Force (SDF), alleate del governo di Accordo Nazionale.
A est, circa 1.800 detenuti sono prigionieri a Kuweifiya, dove l’ONU ha documentato torture e condizioni disumane, anche in una sezione gestita dall’esercito nazionale libico che fa capo alla coalizione guidata da Khalifa Haftar.

L’alto commissario Onu per i diritti umani, Zeid Ra’ad al-Hussein, ha parlato di “abusi spaventosi” e di “orrore puro”, di “uomini, donne e bambini in tutta la Libia arbitrariamente detenuti o illegalmente privati della libertà, in base ai loro legami tribali o familiari e alle affiliazioni politiche percepite”. “La tortura e i maltrattamenti sono sistematici nelle strutture di detenzione in tutta la Libia – ha aggiunto – in particolare nel periodo iniziale di detenzione e durante gli interrogatori”.

Il rapporto – basato su interviste, visite al carcere, documenti legali, fotografici e video – descrivono metodi che includono percosse con barre di metallo, fustigazioni, scosse elettriche, rifiuto di cure mediche e infine uccisioni.

I corpi di persone catturate da gruppi armati e detenute, sono stati trovati nelle strade e nelle discariche di Bengasi, molti con arti legati, segni di tortura e ferite da arma da fuoco. Almeno 37 corpi con segni di tortura sono stati portati negli ospedali di Tripoli l’anno scorso. (Reuters)