Libia / Europa

Mentre da Bruxelles ieri, dopo l’incontro con il primo ministro di Tripoli Fayez al-Serraj, l’Unione europea invitava ad un cessate-il-fuoco immediato in Libia, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) è tornata a chiedere all’Europa di fermare i respingimenti nel paese mentre continuano i combattimenti nella capitale.

Riportare i migranti nella nazione nordafricana non può essere considerato un salvataggio, ha detto Charlie Yaxley, portavoce dell’Unhcr. «La scorsa settimana, circa 944 persone sono partite in barca dalla costa libica. Sappiamo che 65 persone sono annegate al largo della Tunisia, ma dei sopravvissuti, il 65 per cento sono stati successivamente riportati in Libia», ha aggiunto.

L’organizzazione ha lanciato nelle ultime settimane ripetuti appelli denunciando che il paese non può essere considerato un ‘porto sicuro’ in quanto le persone vengono restituite a condizioni disastrose all’interno dei centri di detenzione di Tripoli.

Un gruppo di agenzie umanitarie ha anche chiesto una risoluzione dell’Onu per sostenere le persone coinvolte nei combattimenti intorno alla capitale.
Ad essere colpiti non sono solo i migranti ma anche la popolazione locale. Secondo le Nazioni Unite 66mila persone sono state costrette a fuggire dalle loro case e almeno altre 454 persone sono state uccise dal 4 aprile, quando il generale Khalifa Haftar ha lanciato l’offensiva militare contro il governo di accordo nazionale di al-Sarraj, riconosciuto dall’Onu. (Africanews / Reuters)