Libia

È atteso per oggi il voto di fiducia del parlamento libico in esilio a Tobruk, nell’est del paese, sul governo di riconciliazione nazionale guidato dal premier incaricato, Fayez al Sarraj.

Secondo quanto ha annunciato il deputato Mohammed al Raid all’agenzia di stampa locale al Tadhamoun, proseguirà oggi la discussione sul nuovo governo di riconciliazione nazionale e terminerà con il voto secco in favore o contro la fiducia, senza votare per ogni singolo ministro come previsto in un primo momento. La votazione avverrà senza alcuna modifica della squadra di governo.

Il futuro esecutivo di unità nazionale prevede solo 13 ministri e cinque segretari di stato (o ministri di stato), rispettando in tal senso le indicazioni del parlamento libico di Tobruk, che aveva bocciato la precedente lunga lista contenete i nomi di ben 32 ministri. Sono necessari 134 voti su 200 (i due terzi) per garantire la fiducia al nuovo governo di unità nazionale e l’esito del voto è incerto. I politici libici seguaci del generale Khalifa Haftar, comandante dell’Esercito libico fedele al governo sostenuto da Tobruk, non accettano alcuni nomi del nuovo governo di riconciliazione nazionale perché considerati troppo vicini ai Fratelli musulmani. Molti dubbi anche sull’assegnazione del ministero della Difesa a Mahdi al Barghuthi, personalità considerata troppo vicina al generale Haftar. Altri ancora, invece, ritengono che alcuni ministri siano collusi con il passato regime gheddafiano.

In caso di assenso del parlamento, il futuro governo dovrebbe insediarsi nella capitale Tripoli, scelta come sede del nuovo esecutivo di unità nazionale. L’insediamento nella capitale, dove la sicurezza è gestita dalle milizie, potrebbe però non essere così semplice per la presenza di ministri considerati troppo vicini ad Haftar, nemico numero uno di molte milizie di Misurata e di Tripoli. Un governo di unità nazionale potrebbe comunque dare il via inoltre a una missione militare, non ancora ufficiale, organizzata da alcuni membri della Comunità internazionale per combattere il gruppo Stato islamico (Is) che al momento controlla la città di Sirte, parte di Derna e che ha lanciato attacchi contro i terminal petroliferi di Sidra e Ras Lanuf.

È notizia di ieri che, lo scrive il Wall Street Journal, che già il mese scorso il governo italiano ha dato il via libera agli Stati Uniti all’uso di una base dalla quale fare decollare i droni impegnati nei raid in Libia e in Nordafrica contro lo Stato islamico.

L’Is nel frattempo starebbe aumentando la sua presenza in Libia puntando sul reclutamento di miliziani in paesi storicamente immuni alla propaganda jihadista, tra cui il Senegal e il Ciad. Secondo fonti dell’intelligence americana, infatti, il gruppo dello Stato islamico avrebbe incrementato la sua azione, raddoppiando il numero di combattenti nello stato nordafricano che ora si aggirano attorno ai 6.500 persone. (Agenzia Nova / Askanews)

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