Libia / Migranti

Quasi 9.000 migranti – per lo più africani – partiti dalle coste della Libia su imbarcazioni insicure, sono stati salvati nel Mediterraneo lo scorso week-end di Pasqua. Nel corso di una conferenza stampa ieri, il portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), Babar Baloch, ha parlato di “una gigantesca operazione di ricerca e soccorso” messa in campo per cercare di salvare il maggior numero di vite umane possibile. Ciò nonostante – fa sapere il portavoce dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim / Iom), Leonard Doyle – almeno 900 migranti sono morti o scomparsi in mare finora quest’anno, nel tentativo di raggiungere l’Europa, mentre 36.000 sono stati salvati.

Tra le vittime recenti anche 28 persone (tra cui 4 donne) morte di fame e di sete, trovate da pescatori libici a bordo di una barca alla deriva con il motore in panne, al largo della costa della città di Sabratha. Ieri il comandante dell’unità di sicurezza del ministero degli Interni, Ahmaida Khalifa Amsalam, ha fatto sapere che i loro corpi sono stati sepolti insieme, nel locale cimitero dei migranti.

La Libia è piombata nel caos dopo la caduta di Muammar Ghaddafi nel 2011. Il paese, in gran parte nelle mani di ‘signori della guerra’ e gruppi armati, è divenuto il principale punto di partenza per i migranti che sperano di raggiungere l’Europa via mare. I trafficanti di uomini spediscono in mare fragili imbarcazioni cariche di persone sapendo che potranno essere intercettate dalla guardia costiera libica e riportate indietro, oppure avvistate dalle navi di salvataggio, una volta raggiunte le acque internazionali. (Reuters)