Conferenza sulla nutrizione
La settimana scorsa si è conclusa a Roma la seconda Conferenza Internazionale sulla Nutrizione della Fao e dell'Oms. Malnutrizione e l'obiettivo della sicurezza alimentare al centro degli eventi. Ma anche il concetto di sovranità alimentare comincia a farsi strada, specie sull'agricoltura familiare e i piccoli produttori.

Il problema della malnutrizione e le sue derive causate dall’iniqua distribuzione del cibo nel sistema alimentare mondiale, le responsabilità che i governi hanno nel raggiungere l’obiettivo della sicurezza alimentare. Sono stati questi i grandi temi che hanno ispirato gli eventi della seconda Conferenza Internazionale sulla Nutrizione, organizzata dalla Fao e dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), che si è conclusa a Roma il 21 novembre.

I 193 paesi aderenti all’Onu si sono incontrati per analizzare progressi e risultati in materia di sicurezza alimentare e per sottoscrivere la Dichiarazione di Roma sulla Nutrizione, il documento frutto di una annuale negoziazione tra gli Stati membri, la società civile, le Ong, il settore privato, i piccoli produttori e le agenzie di sviluppo.

La malnutrizione è stato sicuramente il file rouge di tutti gli eventi. Trattato nelle sue opposte e tragiche derive della sotto-nutrizione, che ancora affligge 805 milioni di persone nel mondo, e l’obesità che ne coinvolge 500 milioni. Se infatti alcuni progressi sono stati fatti nel ridurre la fame nel mondo (si ricordi l’obiettivo promosso dalla Fao di dimezzarla entro il 2015), è altrettanto vero che l’iniqua distribuzione del cibo che caratterizza il sistema alimentare mondiale, ha causato il doppio problema che caratterizza la coesistenza di entrambe le condizioni in uno stesso Paese, e spesso avviene in quelle nazioni che stanno conoscendo una rapida crescita economica (si vedano le economie africane). A ciò si aggiunge la piaga della fame nascosta, il consumo di cibo che non soddisfa il fabbisogno di vitamine e minerali utili allo sviluppo fisico e mentale delle popolazioni, che attualmente colpisce 2 miliardi di persone, in maggioranza donne e bambini.

L’altro tema chiave è stato quello della responsabilità, soprattutto dei singoli governi, i quali dovrebbero attuare politiche coerenti affinché la sicurezza alimentare e la Zero Hunger Challange, la nuova sfida lanciata dall’Onu che propone l’eliminazione della fame nel mondo entro il 2025, siano raggiunte e vinte attraverso un approccio che porti ad uno sviluppo sostenibile per l’ambiente e gli esseri umani.  

Del tema “scottante” della sovranità alimentare si è discusso solo nei forum dedicati alla società civile ma uno dei grandi meriti di questo summit è stato quello di inglobare nel concetto di sicurezza alimentare alcune delle istanze, ambiguità e sfide che ad esso si ricollegano: l’impatto ambientale, lo sviluppo sostenibile, il controllo dell’operato delle aziende e governi, la promozione delle buone pratiche alimentari, la diversificazione delle colture, le diverse culture dei vari regimi alimentari, latte materno per i bambini e, soprattutto, il ruolo dei piccoli produttori e delle famiglie contadine, in particolar modo nei Paesi più poveri.

Una buona notizia è che nella Dichiarazione di Roma da importanza a quest’ultimo aspetto e riconosce che «gli agricoltori familiari in agricoltura svolgono un ruolo importante nel ridurre la malnutrizione e devono essere sostenuti da politiche pubbliche che ne migliorino capacità produttiva, reddito e resilienza» e ancora che «gli investimenti responsabili in agricoltura, compresi i piccoli agricoltori e l’agricoltura familiare, sono indispensabili per risolvere il problema della malnutrizione». Tuttavia, però, a questi due punti nella lista delle necessità di cui i governi ammettono finalmente l’esistenza, non vi è alcuna corrispondenza nella conseguente lista degli impegni sottoscritti. E anche il quadro di azione che accompagna il documento, resta relegato all’ambito di raccomandazioni da seguire su base volontaria e a seconda delle rispettive disponibilità.

Concetti ribaditi anche nei discorsi inaugurali di Margareth Chan, Direttore generale dell’Oms e di Kanayo F. Nwanze, Presidente del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad). La dottoressa Chan ha sottolineato che «in diverse nazioni in via di sviluppo, specialmente in Africa, le famiglie di contadini e i piccoli produttori agricoli sono la spina dorsale dell’economia. La globalizzazione della fornitura di cibo industrializzato toglie loro spazio. Il risultato è che essi non hanno più i loro mezzi di sostentamento, e il loro sano regime alimentare è rimpiazzato da uno malsano. Le autorità locali nella grandi città d’Africa e Asia trovano più economico importare cibo trattato dall’estero piuttosto che raccogliere cibo fresco dall’entroterra. C’è qualcosa che non va in questo sistema…», facendo inoltre notare che in alcuni paesi «le economie stanno crescendo ma le politiche tendono a favorire le élite di potere, e non proteggono i poveri. Il mondo non ha bisogno di altri Paesi ricchi abitati da gente povera».

Ancora più diretto sull’importanza del ruolo che rivestono i piccoli produttori e contadini è stato Nwanze, con il supporto di dati eloquenti: «500 milioni di piccole fattorie nel mondo sono responsabili dell’80 % della produzione di cibo nelle nazioni in via di sviluppo, quindi il loro ruolo è cruciale, ma una delle ironie più tragiche della vita è che proprio le persone che lavorano più duramente per nutrire la loro nazione sono spesso le più povere e affamate. È per questo che gli investimenti volti a migliorare l’alimentazione nel mondo devono focalizzarsi sulle fattorie rurali…»

Sul perché a tante parole, che sembrerebbero rispecchiare le linee d’azione espresse dal concetto di sovranità alimentare, non vi sia corrispondenza con linee d’azione e gli impegni nel documento redatto a Roma, a margine della Conferenza, Marcela De Villarreal, Direttore dell’Ufficio Fao per la partnership, l’advocacy e lo sviluppo, rispondendo a Nigrizia in merito ha detto: «Sicurezza alimentare e sovranità alimentare sono questioni egualmente importanti e sicuramente interconnesse ma anche differenti, e con differenti approcci vanno affrontate. Al contrario del concetto di sicurezza alimentare, che ha una definizione precisa e omogenea frutto di molti anni di negoziazione, così non è purtroppo per la nozione di sovranità alimentare, che non è ancora matura e racchiude in sé istanze troppo eterogenee, persino in conflitto tra loro. Tanto che molti Stati si oppongono addirittura ad essa e dunque non è un tema che può entrare ancora nell’agenda ufficiale.
Ciò che la Fao può fare, per ora quindi, anche se è solo un aspetto legato alla sovranità alimentare, è continuare a promuovere strenuamente il rispetto e il potenziamento del ruolo dei piccoli produttori e contadini, attraverso i programmi di investimento e le raccomandazioni ai governi».

Dunque alcuni risultati sono stati raggiunti, molto altro c’è da fare. La conferenza ha tracciato nuove strade e delineato nuovi obiettivi, ma, come ha affermato Kanayo F. Nwanze nella conclusione del suo discorso, «senza appropriati investimenti e politiche attuative a supporto delle parole, la dichiarazione sulla nutrizione di Roma, sarà ambiziosa ma vuota di sostanza. Varrà appena la carta su cui è scritta».