NON SONO RAZZISTA MA… – DICEMBRE 2019
Marco Aime

È sempre più allarmante il livello di manipolazione che molti esponenti politici mettono in atto per delegittimare l’avversario e legittimare certe loro nefandezze. Il caso degli insulti antisemiti ricevuti quotidianamente dalla senatrice Liliana Segre è esemplare non solo per la gravità del fatto in sé – che coinvolge migliaia di razzisti vigliacchi che si trincerano dietro l’anonimato della rete – ma per la risposta delle destre “istituzionali” (il virgolettato è d’obbligo). Le quali, dopo l’audizione, hanno replicato che il vero problema è l’odio verso Salvini e il 30 ottobre in Senato non hanno votato la mozione per istituire una commissione contro odio, razzismo e antisemitismo.

Persino un cinico geniale come George Orwell non avrebbe saputo immaginare un tale livello di perversione e di torsione della realtà. Gli spargitori di odio, coloro che insultano chi osa contraddirli, diventano le vittime, sono gli odiati.

In quale paese vogliamo vivere? Quello di Liliana Segre, che ad Auschwitz ha imparato a non odiare? O quello che odia perché non conosce le sofferenze umane o, peggio, prova piacere nel provocarle? Un paese dove la memoria delle tragedie passate è ben viva, perché non si ripetano? Oppure un’Italia dalla mente vuota, che invoca pulsioni (vedi i tremila a Predappio con il braccio alzato) che tanti danni hanno causato?

L’antisemitismo, malattia che sembrava sopita, ritorna in modo ancora più ignorante rispetto alle sue versioni del passato. “Ebreo” diventa un insulto senza nemmeno sapere perché dovrebbe esserlo. Non è un’avversione basata su qualche seppur delirante principio: è odio e basta, come ha provato sulla sua pelle l’amico Gad Lerner.

«La politica che investe nell’odio è sempre una medaglia a due facce che incendia anche gli animi di chi vive con rabbia e disperazione il disagio dovuto alla crisi, e questo è pericoloso. A me hanno insegnato che chi salva una vita salva il mondo intero, l’accoglienza rende più saggia e umana la nostra società». Parole di Liliana Segre su cui dovremmo riflettere.

La storia italiana, come tutte le storie, è fatta di giganti e nani, ma qui le proporzioni sono saltate del tutto. È tempo di scelte e nessuno di noi può chiamarsi fuori.

Nella foto: un manifesto che esprime il timore che l’antisemitismo entri nel governo britannico dopo l’elezione a premier del leader laborista Jeremy Corbyn.