Mozambico / Morte dell’oppositore
Il 3 maggio scorso lo storico leader della Renamo, Afonso Dhlakama, è morto di malattia nella foresta di Gorongosa. La scomparsa del capo dell’opposizione mozambicana lascia il paese in un clima d’incertezza, proprio quando sembrava vicina la firma di una pace definitiva.

Nella boscaglia dall’inizio alla fine. Afonso Dhlakama, lo storico oppositore della ribellione della Resistenza Nazionale Mozambicana (RENAMO), è morto il 3 maggio all’età di 65 anni, a causa di una crisi cardiaca che lo ha colpito mentre si trovava nella sua roccaforte, all’interno delle montagne di Gorongosa, nel centro del paese. Lascia una moglie, otto figli e un paese davanti ad un bivio e con molti dubbi da sciogliere.

I funerali pubblici si svolgeranno il 9 maggio nello stadio centrale di Beira, la seconda città del paese. Poi le sue spoglie saranno trasportate a 300 km di distanza, a Mangunde, suo villaggio natale nell’entroterra della regione di Sofala.

Con la morte improvvisa di Dhlakama – personaggio carismatico ed estremamente controverso – si chiude una pagina di storia di questa nazione dell’Africa australe. Protagonista della guerra civile che devastò il Mozambico per 16 anni, Dhlakama passò dall’immagine di “guerrigliero sanguinario” a quella di “artigiano della pace” quando a Roma, nel 1992, firmò gli accordi di pace trasformando la RENAMO in un partito politico.

In seguito si candidò a tutte le elezioni, ma fu sempre sconfitto dal nemico storico, il Fronte di Liberazione del Mozambico (FRELIMO), al potere dopo la fine del conflitto. Più volte non riconobbe i risultati elettorali, riprendendo la sua posizione a Satunjira, nell’impenetrabile foresta di Gorongosa, assieme centinaia di miliziani armati che ricominciarono a compiere attacchi. Anche nel 2014, quando perse contro l’attuale presidente Filipe Nyusi, contestò i risultati in sei province su undici. Sopravvissuto a due attentati, tornò di nuovo a Gorongosa nel 2015, quando diede inizio ad un nuovo periodo di tensione con scontri armati e numerosi omicidi politici. Fino al febbraio 2017 quando, improvvisamente, Dhlakama annunciò una tregua a tempo indeterminato.

Da qualche tempo era impegnato in colloqui informali con il presidente Filipe Nyusi per negoziare una pace definitiva. I due erano in sintonia e c’era ottimismo sulla riuscita finale. Proprio lo scorso febbraio avevano raggiunto un primo accordo per una riforma costituzionale sulla decentralizzazione del potere dello Stato, richiesta dalla RENAMO, attualmente in via di approvazione. Nel frattempo si negoziava l’integrazione dell’ala armata nell’esercito mozambicano.

Ora però, i progressi fatti sono messi in dubbio dal fatto che la trattativa tra i due si svolgesse su un piano strettamente personale, senza la presenza di altri interlocutori.

Un’altra incognita riguarda poi il nome del sostituto di Dhlakama alla guida del partito. La RENAMO dovrà dare prova di avere una direzione solida. Il 5 maggio è stato eletto all’unanimità Ossufo Momade, ex deputato ed ex segretario generale del partito, come presidente ad interim fino alla realizzazione di un Congresso nazionale che dovrebbe individuare il successore. Momade ha già detto che verrà onorata “la dignità e il lavoro che Dhlakama aveva iniziato”, ma restano molte incognite.

La Renamo deve affrontare tre sfide: portare a termine la decentralizzazione del potere, far integrare i suoi reparti armati nell’esercito e organizzare la campagna elettorale per le elezioni amministrative di ottobre e le presidenziali del 2019. Per questo ha bisogno al più presto di un leader capace di mettere d’accordo le sue due anime: l’ala politica e quella militare degli ex combattenti.

Nella foto Filipe Nyusi e Alfonso Dhlakama