Camerun, regioni occidentali in rivolta
Da novembre in Camerun una serie di scioperi e manifestazioni stanno interessando le regioni anglofone Nordovest e Sudovest. La risposta del presidente di lunga data Paul Biya è stata fino ad ora repressiva. Adesso, una commissione per il bilinguismo e multiculturalismo creata ad hoc, promette di risolvere l’annoso problema assicurando l’uguaglianza tra le regioni di lingua francese e inglese.

I membri della neonata Commissione nazionale per la promozione del bilinguismo e del multiculturalismo, creata il 23 gennaio, hanno finalmente ufficializzato il piano d’azione e redatto la tabella di marcia. La speranza è quella di trovare una soluzione concreta all’annoso “problema anglofono” delle regioni di lingua inglese che dai primi anni Settanta vivono in un continuo clima discriminatorio. Inoltre, il 14 giugno, l’ufficio presieduto da Peter Mafany Musonge ha rivelato che la somma stanziata dal presidente camerunese Paul Biya per avviarne l’attività, sarà di 700 milioni di franchi CFA, in riferimento all’anno fiscale 2017/18. La commissione avrà l’arduo compito di promuovere il bilinguismo e il multiculturalismo in Camerun, consolidando la pace e l’unità tra le varie regioni.

La notizia è arrivata dopo che la Commissione nazionale del Camerun per i diritti umani e le libertà (Nchrf), con un comunicato rilasciato il 12 giugno, aveva attaccato duramente i ripetuti episodi di violenza che stanno avendo luogo nelle due regioni anglofone del Camerun: Nordovest e Sudovest.

Sette mesi di proteste e repressioni 

Da qualche mese, le due regioni anglofone confinanti con la Nigeria stanno attraversando un periodo di scioperi, scontri e violenze: come testimoniano i diversi video e le foto caricate sui social network dagli stessi abitanti. Tutto ha avuto inizio a novembre, quando il governo francofono camerunese – gli anglofoni hanno una scarsissima rappresentanza in parlamento – ha deciso di imporre nei tribunali e nelle scuole personale francofono. Alla notizia, avvocati e insegnanti – supportati dal principale partito di opposizione, il Social democratic font (Sdf) di Ni John Fri Ndi – hanno risposto scioperando contro il presidente Paul Biya e il suo partito, il Cameroon people’s democratic movement (Rdpc), stanchi del continuo processo di marginalizzazione che le due regioni subiscono ormai da decenni.

Agli scioperi e alle manifestazioni, il regime di Paul Biya (presidente dal 1982) ha risposto con la repressione che ha causato almeno sei morti, portato all’arresto di un centinaio di persone (accusate di estremismo, secessionismo e crimini contro la Repubblica) e bloccato l’accesso a internet per tre mesi nelle due regioni anglofone dove, secondo Internet without borders, il prolungato blackout ha causato danni per 44.000.000 di franchi CFA , circa 723.000 dollari).

Tutt’oggi, la situazione negli ex territori britannici rimane molto tesa: le famiglie si rifiutano di mandare i propri figli a scuola, le città in alcuni giorni si svuotano in segno di protesta, e alcuni leader della società civile sono stati arrestati con accuse pesanti. Tra questi, il capo del Cameroon anglophone civil society consortium (Cacsc) – associazione decretata illegale a gennaio -, l’avvocato Barrister Felix Nkhongo, accusato di incitamento alla violenza e rinviato a giudizio per la quarta volta, attualmente incarcerato in un centro di detenzione militare a Buéa.

Intanto, nelle regioni del Nordovest e il Sudovest il malumore continua a crescere, così come la volontà di tornare al precedente status quo, quando il Camerun era uno stato federale e l’autonomia delle singole regioni permetteva a queste di gestire questioni politico/sociali in base al proprio sistema culturale di riferimento. Questo bisogno inespresso sta trovando sempre più ragion d’essere nei numerosi movimenti federalisti o addirittura secessionisti, come: la Southern cameroons youth league (Lega giovanile dei camerunesi del sud), il Southern cameroons national council (Consiglio nazionale dei camerunesi del sud), e l’Ambazonia movement (Movimento Ambazonia), tutti attualmente membri dell’Unrepresented nations and peoples organisation (Organizzazione delle nazioni e dei popoli non rappresentati – Unpo), che ha sede all’Aia.

Un problema decennale

Questi episodi di violenza nascondono una storia di discriminazione e marginalizzazione che va avanti da tempo. Per la precisione da quando la Repubblica Federale del Camerun, nata nel 1961 e guidata dal presidente Ahmadou Ahidjo, divenne, nel 1972, uno stato unitario: la Repubblica Unita del Camerun.
Da allora, la politica centralizzatrice del presidente Ahidjo annullò di fatto l’autonomia della minoranza anglofona a favore della maggioranza francofona, dando vita così al “problema anglofono”, che da decenni si trascina continuamente ignorato e negato dall’élite politica camerunese.

Per Tassang Wilfred, segretario generale del Cameroon teachers’ trade union (Cattu), il problema anglofono rappresenta un grave caso di discriminazione culturale con imposizioni forzate in tutti i settori chiave, dall’educazione alla giustizia. Anglofono, sostiene il docente, non è solo colui che parla la lingua inglese, ma colui che cresce in un sistema culturale di riferimento fatto di valori e credenze completamente diverso da quello francofono, in sostanza è colui che ha un’identità anglofona.

Delle dieci regioni che formano il Camerun, otto sono francofone e solo due anglofone. Nelle regioni francofone vive circa l’80% della popolazione camerunese, mentre il restante 20% vive in quelle anglofone che politicamente godono di una scarsissima rappresentanza. “Il Camerun è un paese bilingue, è un paese con due sistemi giuridici, ma il governo sta violando tutti questi aspetti della nostra cultura e nazionalità”, dice ancora Tassang Wilfred.