Migranti / Etiopia
Bianca Saini

Il viceministro degli esteri e della cooperazione internazionale, Lapo Pistelli (foto in basso), ha incontrato il ministro degli esteri etiopico, Dr. Tedros Adhanom, a New York, a margine della 69ma assemblea generale dell’Onu. Pistelli ha espresso la volontà italiana di continuare ad avere relazioni strategicamente importanti con l’Etiopia.
Nel colloquio particolare rilevanza ha avuto il tema delle migrazioni e delle cause che le provocano, che sono ormai di importanza prioritaria per il nostro paese. Sul problema dei flussi migratori nei e dai paesi dell’Est Africa è prevista una conferenza ad Addis Abeba nelle prossime settimane, sotto gli auspici dell’Unione Europea e, non a caso, dell’Italia. I due si sono detti d’accordo che una delle cause dell’emigrazione dai paesi africani è la disoccupazione giovanile e dunque sarebbe necessario indirizzare i finanziamenti per lo sviluppo alla creazione di opportunità lavorative soprattutto per i giovani. Ma hanno anche concordato che non si possono sottovalutare le violazioni dei diritti umani e di cittadinanza che provocano una vera e propria emorragia di popolazione da paesi come l’Eritrea, in cui la spinta più forte alla fuga è la mancanza di prospettive per il futuro, che è diretto da politiche governative di controllo anche delle scelte individuali.
Niente, ovviamente, è stato detto delle violazioni etiopiche, ben documentate dai rapporti annuali di Amnesty International e Human Rights Watch, e che pure provocano flussi di richiedenti asilo nei paesi confinanti e in Europa.
Il tema dei flussi migratori, che secondo Pistelli necessita di un approccio coordinato ed integrato, era stato discusso anche in luglio con l’ambasciatore Berhane Gebrè-Christos, durante la visita del nostro sottosegretario in Etiopia.
Sembra dunque che la politica italiana intenda diversificare l’approccio al problema delle migrazioni, cercando non solo di fermare i flussi, come è stato fatto con l’accordo di uno dei governi Berlusconi con la Libia di Gheddafi, accordo che tanta parte ha avuto nelle tragedie che si sono poi consumate nel deserto del Sahara (foto in alto), nelle oasi ai confini con il Sudan dove decine di migliaia di migranti sono stati fermati e imprigionati in condizioni disumane, con i fondi delle nostre tasse. E poi sulle rotte del Mediterraneo, dove decine di migliaia di migranti hanno perso la vita, nel cordoglio rituale, fino al disastro di Lampedusa, che è stato commemorato ieri, in cui 368 persone, in gran parte giovani eritrei, persero la vita nel naufragio della carretta del mare su cui erano trasportati.
La tragedia di Lampedusa ha segnato una svolta nella percezione del fenomeno di tanta parte dell’opinione pubblica italiana, e non solo, ma non ha fermato né i migranti africani né il genocidio, così ormai viene definito da molti, sul Mediterraneo, dove, nell’ultimo anno, altre 3000 persone, hanno perso la vita.

 (Il viceministro degli esteri Lapo Pistelli)

Ben venga dunque un approccio olistico, e ben venga una conferenza internazionale che metta a punto nuovi modi per affrontare un problema davvero strategico per la stabilità e le prospettive di sviluppo e di uscita dalla crisi, sia dei paesi a Nord che di quelli a Sud del Mediterraneo.
Ci si augura che una parte nella discussione sia riservata alla società civile che tanto ha fatto per affrontare il problema e per farlo emergere in tutta la sua complessità. Ma che soprattutto molto ha da dire su quali dovrebbero essere le politiche di accoglienza e integrazione, per garantire anche ai migranti e ai richiedenti asilo di godere dei diritti umani riconosciuti a tutti, e quali dovrebbero essere i rapporti economici e diplomatici con i paesi da cui provengono, oltre che  le politiche utili a mettere in moto uno sviluppo sostenibile ed equilibrato, il solo che garantisce anche il rispetto dei diritti socio economici di tutti i gruppi sociali e che dunque è l’unico in grado di affrontare le cause profonde degli attuali flussi migratori.

Foto in alto: Dangola (Sudan) – Convoglio che di solito conta una cinquantina di camion stipati, alla stessa maniera, di migranti e merci. I convogli spesso vengono assaltati da banditi. (Fonte:Reuters/stringer).
Foto sopra: Migrante dorme sfinito nel deserto in Sudan. (Fonte Ansa.it)

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