Catania / Gli adolescenti e i salesiani

Sono sessanta giovani africani, tecnicamente “minori stranieri non accompagnati”. Per iniziativa dell’istituto salesiano hanno trovato un approdo che sta cambiando (in meglio) la loro vita. Accuditi, rinfrancati e guidati verso una possibile integrazione.

I ragazzi della colonia don Bosco di Catania sono dovuti crescere in fretta. Una sessantina di minorenni, quasi tutti maschi dai 15 anni in su, che sono fuggiti senza i genitori dai loro paesi lasciandosi dietro guerre, miseria, tragedie familiari, persecuzioni. Sono partiti da Eritrea, Somalia, Nigeria, Costa d’Avorio, Mali, Guinea, Ghana, Senegal. Hanno attraversato il deserto, hanno subito maltrattamenti e torture nelle prigioni libiche. E sono infine sbarcati in Sicilia a bordo di improbabili barconi. Loro ce l’hanno fatta, sono arrivati “sani e salvi”. Ma provare a curare le cicatrici che si portano dentro non è un’impresa semplice.

«Quando arrivano non riescono a dormire, hanno incubi e presentano tre tipi di disturbi: post-traumatici da stress, dell’umore e psicosomatici. Sono ferite che rimangono. C’è chi riesce a trovare una spinta per farcela e c’è chi ha bisogno di sostegno. E in alcuni casi i traumi riemergeranno nei momenti di debolezza». Così Francesco Lotta, lo psicologo del centro.

Insomma, ospitare questi ragazzi è un compito mica da poco, che i salesiani hanno deciso di assumere lo scorso anno, trasformando un ostello in un “centro di primissima accoglienza ad alta specializzazione per minori stranieri non accompagnati”, come lo definisce la legge.

«Noi siamo sensibili alle realtà dei giovani, dei più poveri ed emarginati, e così ci siamo sentiti in dovere di fare qualcosa e di accoglierli nel miglior modo possibile: don Bosco non avrebbe certo chiuso gli occhi!», dice don Pippo Ruta, ispettore salesiano di Sicilia e Tunisia. E così il 7 ottobre 2015, quattro anni dopo aver cominciato l’ospitalità di richiedenti asilo adulti in altre città siciliane (Piazza Armerina e Aidone), l’istituto ha aperto le porte a questi ragazzi, affidando la gestione all’Associazione don Bosco 2000, composta da laici che fanno parte del terzo ramo della famiglia salesiana o, più in generale, da laici che condividono lo spirito dell’istituto religioso.

La struttura si estende su quattro ettari di terreno e si trova a poche decine di metri dal mare. Oltre alle camere da letto (con due, tre o quattro letti ciascuna), una cappella, una chiesa e un locale adibito a moschea, offre… (Per proseguire la lettura vai alla sezione abbonamenti)

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Eliana Emma, operatrice legale Don Bosco Island

Agostino Sella, presidente di Don Bosco 2000 e Cinzia Vella, coordinatrice

Liborio Scibetta, responsabile sanitario

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