Una buona notizia dal parlamento
Dopo la camera, oggi il senato ha detto sì unanimemente alla norma internazionale volta a prevenire il commercio illegale e i trasferimenti insensati di armi. L’Italia è il primo paese europeo a compiere questo passo e il quinto al mondo. La società civile, nell’esprimere soddisfazione, ricorda che servono altre 45 ratifiche perché il trattato entri in vigore e che non bisogna abbassare la guardia per migliorare i meccanismi di controllo. Ecco il commento di Rete italiana disarmo e Oxfam.

Le armi sono la benzina dei conflitti e viaggiano per il mondo incontrollate, con una legislazione di controllo internazionale attualmente inesistente. Ma oggi il nostro paese ha cercato di spingere verso una direzione di maggiore controllo: con un voto unanime al senato (dopo un recente primo volto alla camera anch’esso unanime) si è infatti sancita la Ratifica da parte dell’Italia del Trattato internazionale sul commercio di armamenti (ATT), la prima legislazione internazionale della storia su questo tema. Un risultato ottenuto straordinariamente in poco tempo (la firma del testo di trattato è avvenuta lo scorso 3 giugno) e con il concorso positivo di tutto il parlamento e del governo.

Un successo sottolineato con soddisfazione dalle realtà associative che hanno promosso questo percorso di nuova legislazione internazionale, in particolare Rete Italiana per il Disarmo, Amnesty International e Oxfam Italia che ripropongono nel nostro paese l’alleanza promotrice della mobilitazione internazionale “Control Arms”. Quello di oggi è anche il successo diretto degli oltre 40.000 volti raccolti in Italia a favore del Trattato nelle prime fasi della mobilitazione (a metà degli anni Duemila), quando solo le realtà della società civile internazionale credevano nella possibile realizzazione di questo passo.

«Oxfam Italia esprime grande soddisfazione per la ratifica di questo trattato da parte dell’Italia. L’adozione del trattato è anche il frutto dell’impegno pluriennale di decine di migliaia di attivisti in tutto il mondo» sottolinea Elisa Bacciotti, direttrice del Dipartimento campagne e cittadinanza

attiva della organizzazione non governativa.

 

Primo passo

Per entrare in vigore il trattato ha bisogno della ratifica di 50 stati. Il nostro parlamento ha mostrato nei fatti di voler arrivare ad una Ratifica rapida e pienamente condivisa: l’Italia è ad oggi il quinto paese al mondo ad aver compiuto questo passo. Questo voto potrà quindi costituire un traino per altri importanti stati, portando fin da subito a livello internazionale la grande esperienza maturata dall’Italia nel campo del controllo degli armamenti.

Sottolinea Francesco Vignarca, coordinatore della Rete italiana per il disarmo: «Dobbiamo considerare questo voto significativamente unanime e tutto il percorso del Trattato come un primo passo da completare, altrimenti si potrebbe trattare solo di una occasione persa. Senza una forte e chiara implementazione dei meccanismi di controllo ed un futuro miglioramento di alcuni standard nel testo del Trattato il rischio è che ci si trovi di fronte ad un dispositivo inefficace. Ma noi siamo fiduciosi».

Gli esperti della campagna internazionale Control Arms ed anche diverse analisi della Rete Disarmo hanno già in passato sottolineato un giudizio sul Trattato che non può essere completamente positivo poiché la sua adozione riguarda solo i principali sistemi d’arma più le armi leggere e di piccolo calibro di ma non di tutte le categorie. In particolare permangono solo una serie di limitate forme di controllo sulle munizioni e sulle componenti di armi, mentre restano esclusi sia le armi da fuoco che non hanno un esclusivo uso militare sia i trasferimenti di armi all’interno di accordi governativi e programmi di assistenza e cooperazione militari.

«La nostra speranza ora è riposta nella buona volontà del nostro governo (dimostrata con la veloce ratifica) nel farsi promotore a livello internazionale di percorsi di miglioramento futuro del testo e di soprattutto di organizzazione adeguata dei meccanismi della sua implementazione», conclude Vignarca.

 

Far pressione sull’Ue

Già in occasione del voto alla Camera la campagna Control Arms in Italia ha rivolto al governo un appello affinché si possa subito promotore di simili ratifiche sia in sede di Unione europea sia presso la Nato. I paesi aderenti alle due principali alleanze del nostro paese – Usa compresi – non possono affermare di voler promuovere la pace e la sicurezza internazionale se non ratificano un Trattato che intende prevenire il commercio illegale di armi che alimenta conflitti e guerre. Da sola l’Ue potrebbe garantire più della metà delle ratifiche necessarie all’effettiva entrata in vigore del Trattato, un cammino che la campagna internazionale Control Arms sta spingendo con l’iniziativa “Race to 50”.

La buona notizia di oggi da Roma è in questo senso rafforzata e moltiplicata da quella proveniente da New York: secondo fonti diplomatiche accreditate anche gli Stati Uniti firmeranno con il Segretario di Stato John Kerry, nell’ambito dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il testo del Trattato, passo necessario e propedeutico ad una successiva Ratifica.

Affinché in futuro, anche grazie a strumenti come questo Trattato sul commercio di armamenti, sia più facile prevenire trasferimenti insensati e problematici di armi che finiscono ad alimentare conflitti che si vanno a scaricare soprattutto sulle popolazioni civili.