Riforma fiscale in Rd Congo
Dal primo gennaio 2012, l’Iva è entrata in vigore anche in Rd Congo. La nuova tassa dovrebbe aumentare di tre punti il costo della vita, già al 13%, in un paese dove lo stipendio medio di un dipendente pubblico si aggira tra i 50 e i 100 dollari, mentre un deputato ne incassa 4500.

Dal primo gennaio 2012 è entrata in vigore, nella Repubblica democratica del Congo, l’Iva (Imposta sul valore aggiunto). La nuova tassa sul consumo, che colpisce i compratori finali di beni e servizi, sostituisce quella sulle vendite (Ica, Impôt sur le chiffre d’affaire), scarsamente efficiente e in vigore dal 2002 al 31 dicembre 2011.

 

Approvato con decreto presidenziale nell’agosto 2010, il nuovo tributo, applicato per la prima volta in Francia nel 1954, utilizzato in ben più di 130 paesi al mondo, avrà un’aliquota unica del 16%. Con l’introduzione dell’Iva, la Rd Congo punta ad aumentare le entrate fiscali e ad ammodernare il suo sistema d’imposte. Infatti, secondo Matata Ponyo Mapon, a capo del dicastero delle Finanze, che gestisce l’introduzione dell’Iva insieme al ministero dell’Economia e alle varie amministrazioni fiscali congolesi – la Direzione generale delle Imposte (Dgi) e la Direzione generale delle dogane e accise (Dgda) – «l’introduzione della tassa costituisce un mezzo per massimizzare le entrate e rendere redditizia l’amministrazione fiscale congolese».

La nuova imposta sul consumo crea molta preoccupazione nel paese. Soprattutto sulla possibilità che questa possa tradursi in un altro aumento del livello generale dei prezzi, anche se, finora, nessuna organizzazione indipendente ha stimato gli effetti economici di questa riforma fiscale. Per rassicurare i consumatori, il governo parla di un possibile aumento dei prezzi che non dovrebbe superare tre punti percentuali, che si aggiungono, però, ad un tasso di inflazione già al 13%. Lo stesso esecutivo ha precisato che la nuova tassa non colpirà gli acquisti riguardanti prodotti di prima necessità quali pane, latte, farina e altri prodotti necessari, quali carburante e cemento.

 

La crescita del 3% del costo della vita può, a prima vista, non costituire oggetto di allarme. Tuttavia, occorre interrogarsi sull’utilità di una maggiore pressione fiscale sulla popolazione di un paese classificato 154°, su 182 paesi, nell’Indice di percezione della corruzione 2011 redatto da Transparency International. È uno studio del Parlamento di Londra a rivelare, lo scorso novembre, la svendita di importanti assets minerari congolesi per una perdita calcolata in 5,5 miliardi di dollari. Il deputato britannico Eric Joyce, allora, puntò il dito contro i membri del governo e il presidente Joseph Kabila.

 

D’altra parte, secondo un rapporto pubblicato il 31 dicembre 2011 dall’Unione nazionale dei lavoratori del Congo, uno dei principali sindacati del paese, lo stipendio medio di un dipendente pubblico varia tra i 50 e i 100 dollari al mese, mentre, ieri, nel nord del paese, i dipendenti della Regie des voies aériennes (ente pubblico che gestisce il traffico aereo e la tassazione dei passeggeri), manifestavano per ottenere il pagamento di 115 mesi di arretrati negli stipendi.
Intanto, gli oltre 600 membri delle due Camere del Parlamento ricevono mediamente ogni mese 4500 dollari statunitensi.