Terrorismo / Commercio illegale
I ribelli dell’Esercito di resistenza del Signore, guidati dal famigerato Joseph Kony, sono in evidente difficoltà. Eppure nel 2015 hanno continuato a compiere attacchi tra R.d.Congo, Centrafrica e Sud Sudan. Un'inchiesta rivela che il traffico di avorio verso il Sudan li aiuta a sopravvivere. È anche noto dove si trova la base del gruppo. Come mai non si riescono a fermare?

Un rapporto dall’eloquente titolo Tusk Wars: Inside the LRA and the Bloody Business of Ivory pubblicato recentemente dall’organizzazione americana Enough Project che si propone di contribuire a metter fine ai genocidi e ai crimini contro l’umanità, conferma le ormai molte informazioni riguardanti il coinvolgimento dell’Lra, Esercito di resistenza del Signore, nel bracconaggio e nel commercio illegale di avorio. Il rapporto è frutto di una ricerca sul campo ed è basato sulle testimonianze di parecchi disertori che hanno lasciato recentemente l’organizzazione tristemente famosa di Joseph Kony.

Ancora una minaccia
Lra sarebbe ormai molto debole, ridotta a poco più di un centinaio di miliziani divisi in piccoli gruppi che operano in tre paesi: Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana e Sud Sudan. Le forze dell’Unione africana, supportate da consiglieri americani cui recentemente è stato esteso il mandato per un altro anno, sono riuscite a rendere molto difficili le comunicazioni tra i gruppi e a facilitare la diserzione di numerosi membri dell’organizzazione. Nei mesi scorsi ci sarebbe stato anche un tentativo di assassinare Kony, organizzato da nove delle sue guardie del corpo. Nonostante sia in evidente difficoltà, l’Lra continua ad essere pericolosa e destabilizzante per una vasta regione nel cuore dell’Africa. Nel corso dei primi otto mesi del 2015 ha condotto 150 attacchi durante i quali ha rapito 500 persone e ha provocato la fuga di oltre 200.000, che vivono tuttora in campi profughi nei tre paesi interessati dalle sue azioni terroristiche.
La ricerca conferma anche che la base principale dell’Lra, quella da cui Kony si è allontanato raramente dal 2011, si trova nell’area di Kafia Kingi, un triangolo di territorio controllato dal Sudan (ma conteso con il Sud Sudan), incuneato tra il Sud Sudan e la Repubblica Centrafricana. Questa base sarebbe stata per un lungo periodo a una decina di miglia da un’importante guarnigione dell’esercito sudanese, quella di Dafak, posta sul confine settentrionale del territorio conteso. Sono perciò poco credibili le dichiarazioni del governo di Khartoum che continua ad affermare di non sapere niente di Kony e dei suoi miliziani.

Avorio fonte di sostentamento
L’ultima conferma, ricca di dettagli che aggiungono parecchie tessere al mosaico delineato alcuni mesi fa da una ricerca del National Geographic, riguarda il coinvolgimento dell’Lra nel bracconaggio nel parco nazionale di Garamba, nella Repubblica Democratica del Congo, in cui gli elefanti sarebbero ormai ridotti ad un migliaio; erano più di 20.000 negli anni ottanta. Anche da questo rapporto il commercio di avorio risulta essere la maggior fonte di guadagno per l’organizzazione. Numerosi intervistati assicurano che le zanne vengono vendute ad intermediari sudanesi, se non ad ufficiali dell’esercito di stanza nella zona, che fanno capo a personaggi con responsabilità di governo a Khartoum. Ma su questo punto il rapporto dice che sarebbero necessarie ulteriori informazioni per appurare senza ombra di dubbio le responsabilità ai diversi livelli. Certo gli indizi sono numerosi, ripetuti e provenienti da diverse fonti e direzioni. Destinatari dell’avorio sarebbero commercianti cinesi, che di certo non mancano in Sudan.
Pare invece che zanne più pesanti e costose vengano conservate da Kony stesso. Solo i suoi tre figli, uno poco più di un bambino, sarebbero autorizzati a custodirle. Costituiscono evidentemente un bene rifugio, in vista di tempi peggiori.
L’avorio viene scambiato con cibo e con armi. Miliziani che hanno disertato di recente hanno portato con se una grande quantità di munizioni, che, secondo le loro testimonianze, sono state scambiate con l’oro bianco. Il rapporto cita inoltre la ricerca di un’altra organizzazione americana, la C4ads, sulla provenienza di queste munizioni e di altre sequestrate nel corso di recenti attacchi dell’Lra e di altri gruppi descritti come janjaweed (miliziani sudanesi impegnati nella guerra civile nella regione del Darfur in Sudan) nel parco di Garamba.  A sorpresa, o forse no, tra quelle di provenienza sudanese, iraniana e serba, si sono trovate anche munizioni italiane. Il rapporto riporta un’interessante tabella in allegato.

Insomma, di Kony e della sua organizzazione si sa ormai tutto. È davvero difficile capire come mai riesca, da anni, a sfuggire alla cattura, a meno che non si pensi a protezioni di chi potrebbe manovrarlo per destabilizzare la regione… e si può facilmente ipotizzare che vengano da chi controlla il territorio in cui si nasconde. Illazioni, ma, a quanto pare, con fondate radici.

Sopra il leader dell’Lra Joseph Kony in una foto di repertorio. Sotto alcune zanne d’avorio sequestrate in R.d.Congo.