Cannes 2010
Visione blindata per il film Hors la loi di Rachid Bouchareb, proiettato venerdì in anteprima mondiale al Festival di Cannes.

Una certa tensione nella sala del Grand Théâtre Lumière ha accompagnato la proiezione, venerdì, del film franco-algerino di Bouchareb, ultimo lungometraggio della competizione ufficiale. Ad aver suscitato la polemica nei giorni precedenti, era stata una delle prime inquadrature dove si descrive la scena del massacro di Sétif, avvenuto nel 1945, e il fatto che per questo motivo il film venisse considerato come anti-francese.

 

In realtà, Hors la loi non solo non si pone come terreno di battaglia del Revisionismo storico, ma tenta di raccontare una parte della storia irrisolta che coinvolge l’Algeria e la Francia, senza portare posizioni estreme né da una parte o dall’altra. Nelle intenzioni di Bouchareb, infatti, è presente l’esigenza di descrivere le storie di tre fratelli, in un arco temporale di 35 anni, tenendo come riferimento alcuni fatti storici che hanno coinvolto i due paesi a partire dal 1925.

 

I tre protagonisti maschili, interpretati da Jamel Debbouze, Roschdy Zem et Sami Bouaji, avevano già lavorato con Bouchareb, nel film Indigènes, presentato a Cannes nel 2006, vincendo il premio per la miglior interpretazione maschile. In questo entusiasmante e bellissimo affresco storico, riescono ancora una volta a stupire per la loro bravura e a iscrivere, a margine della grande storia, le vicende personali di una famiglia algerina prima dell’indipendenza del loro paese.

 

“Perché per la Francia è ancora cosi difficile viaggiare a ritroso nel tempo e affrontare il proprio passato coloniale?”, chiede Bouchareb in conferenza stampa. “Probabilmente sono ancora presenti troppe ferite e lacerazioni nei nostri rapporti. Spero che il mio film possa semplicemente far riflettere, affinché le nuove generazioni possano appianare i conflitti e le difficoltà, per ripartire su basi comuni.”

 

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