Eritrea / Società
Bianca Saini

Gennaio è il mese dei matrimoni in Eritrea. Molti programmano con anni d’anticipo il momento, che diventa occasione di sfoggio del rango sociale e della ricchezza familiare. Tutti i parenti e gli amici sono tenuti a partecipare prestando il proprio lavoro oppure offrendo animali e denaro per la preparazione del cibo e l’organizzazione del banchetto, cui normalmente presenziano centinaia di persone.  Il matrimonio è anche il momento d’incontro del circolo familiare allargato che spesso ormai è diviso su più continenti. Per l’occasione anche gli eritrei che si trovano all’estero tornano a casa e uniscono i festeggiamenti delle feste copte per la nascita di Cristo, che cadono il 7 e il 19 gennaio, alla partecipazione alle feste di nozze di parenti e amici.
Chi vive all’estero spesso torna ad Asmara proprio per sposarsi, magari con la ragazza, o il ragazzo, proposti dalla famiglia, oppure conosciuti durante le ferie estive, in agosto, quando la città si riempie di eritrei che risiedono in ogni angolo del mondo. I locali li chiamano con un certo disprezzo beles, cioè fichi d’India, perché si vedono per una breve stagione, come i frutti succosi e zuccherini che, proprio in agosto, vengono venduti ad Asmara su ogni angolo di strada.

Mancano i soldi
Ma quest’anno le cose sono cambiate. Molti matrimoni già programmati sono stati per forza di cose cancellati. Sono drasticamente diminuiti, infatti, i soldi in circolazione nel paese e non è possibile sostenere le ingenti spese. Nei mesi scorsi infatti, il governo ha cambiato dall’oggi al domani la carta moneta e ha imposto severe restrizioni al prelievo di contante dal proprio conto in banca. Così, chi ha i soldi vecchi in casa può usarli solo per cambiarli con quelli nuovi in banca, ma poi la banca non li restituisce secondo i bisogni, ma secondo le direttive governative, cioè con il contagocce. Certo, in questo modo il governo ha tagliato le gambe (per ora almeno) al cambio nero, ma anche a quei pochi settori economici che ancora riuscivano a stare in piedi, come ad esempio tutto l’indotto che gira attorno ai matrimoni.

La burla e derisione
È arrivato proprio al momento giusto, dunque, un documento contenente le nuove disposizioni del governo in materia di matrimoni. In sintesi il documento, circolato vorticosamente nei giorni scorsi su siti africani e non solo, promuove la poligamia obbligatoria, ordinando agli uomini eritrei di avere almeno due mogli, al fine di rimediare alla differenza di numero tra i sessi dovuta alle pesanti perdite di maschi durante l’ultima guerra con l’Etiopia. Chi si sottraesse, verrebbe imprigionato a vita, così come ogni donna che non accettasse il suo ruolo di co-moglie. Ma, nella sua magnanimità, il governo si offrirebbe di coprire le spese per le cerimonie e i banchetti.
Si tratta, chiaramente, di un pesce d’aprile anticipato che ha scatenato pesanti ironie nel continente. Lo Standard, uno dei giornali più importanti del Kenya, che ha contribuito a dare una patina di autorevolezza al documento prendendosi la responsabilità di diffonderne il contenuto fra i primi, ha commentato divertito che l’Eritrea avrebbe dovuto aprire nuovi consolati in giro per il paese per far fronte alla richiesta di visto di keniani desiderosi di prendersi la loro quota di mogli. Commenti simili si sono rincorsi sul web fino in Nigeria.

Reazione furiosa
Il governo eritreo ha smentito in modo piccato le disposizioni solo alcuni giorni dopo la loro diffusione in rete.  La reazione tardiva, dovuta forse alla speranza che la cosa sarebbe caduta da sé, come succede ad Asmara con le voci più strambe che periodicamente serpeggiano di bocca in bocca nella mancanza totale di informazioni realistiche ed affidabili (il paese è agli ultimi posti nelle classifiche per la libertà d’informazione da un decennio ormai), non ha tenuto conto della libertà della rete che non poteva ignorare una “notizia” così ghiotta. Così la falsa notizia ha avuto modo di circolare accompagnata da commenti ironici e talvolta sardonici che hanno reso furiose le autorità eritree. Il ministro dell’Informazione, Yemane Gebremeskel, ha espresso disgusto per la luce negativa che lo scherzo ha gettato sul suo paese. La dote dell’ironia scarseggia in Eritrea.

“Nello scherzo c’è sempre un fondo di verità”
Certo, i punti toccati dal documento sono dolenti: libertà individuale nelle scelte di vita, squilibri demografici causati dalle politiche governative, impossibilità di utilizzare in modo più che lecito perfino le proprie risorse, pene spropositate nei confronti delle eventuali colpe. Chi ha scritto il documento conosce benissimo la situazione del paese, fin nelle sfumature delle modalità con cui vengono decise e diramate, per proclama, le leggi e delle reazioni, per forza di cose represse nell’intimo, della gente. Ha voluto, probabilmente, anche indicare una modalità di resistenza e dissenso, forse per ora l’unica possibile nel paese. Viene in mente la frase “Una risata vi seppellirà”, attribuita all’anarchico russo Bakunin, ma molto usata anche in altre occasioni di rivoluzioni sociali, come, ad esempio, il ’68.

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Nella foto in alto una coppia di sposi eritrei di una famiglia benestante. Sopra uno dei tanti fotomontaggi circolati sui siti kenyani, e non solo, in cui si faceva ironia sulla notizia dei matrimoni obbligati in Eritrea che si è poi rivelata un falso.