La prima giornata al Festival dell’economia di Trento è stata caratterizzata dall’intervento del professor Rodrik di Harvard, che ha tracciato i limiti della globalizzazione e la funzione sempre più spinta che deve avere lo Stato nel regolare e tutelare gli interessi locali.

Per essere legittime, le istituzioni che ambiscono a governare i mercati globalizzati non devono andare contro le scelte economiche dei singoli Stati-nazione che, ancora oggi, costituiscono gli spazi politici che coordinano meglio le preferenze comunitarie e individuali.

 

È stata questa, in sintesi, la tesi sostenuta ieri da Dani Rodrik, professore di Economia politica internazionale alla John F. Kennedy School of Government dell’Università di Harvard, in occasione dell’apertura del Festival di economia di Trento. Il tema del suo intervento era proprio il futuro della globalizzazione.

 

La teoria del professor Dani è stata meno profetica rispetto all’impostazione futuristica data al titolo dell’incontro. Il docente di Harvard, infatti, non ha proposto delle ipotesi sul futuro dell’apertura dei mercati. Si è invece soffermato sulla spinosa questione della creazione delle istituzioni democratiche di governo internazionale dei mercati. Mercati che, in questa epoca del cosiddetto “capitalismo 3.0” (iperglobalizzazione), non possono più essere guidati da organismi o regole di stampo nazionale.

 

Per il primo ospite d’onore del Festival, quest’ultima esigenza d’innovazione istituzionale deve però essere meno ambiziosa, vista l’attuale configurazione politica del mondo, dove molti Stati tengono ancora alla loro sovranità. Secondo questa logica, il Wto – l’organo che ambisce a regolare gli scambi commerciali planetari – non può imporre regole comuni a tutti i paesi, prescindendo dalle aspirazioni economiche di alcuni di essi. Facendo ciò, perderebbe ogni legittimità agli occhi di certe nazioni che, ad esempio, hanno in questo periodo altre esigenze rispetto a una qualsiasi agenda “internazionale”.

 

Per sostenere la sua teoria, l’esperto in Economia politica internazionale ha fatto richiamo alla situazione attuale che vede i paesi europei attenti ai problemi di stabilizzazione di bilanci, mentre le nazioni emergenti, spinti dalla crescita economica, cercano di espandere i loro mercati. Una diversità di priorità che, negli ultimi mesi, si manifesta anche in seno all’Unione europea stessa, dove paesi come la Grecia, l’Italia e la Spagna hanno, in questo momento, problemi e quindi priorità diverse rispetto, ad esempio, alla Germania.

 

Insomma, per il prof. Dani, le istituzioni internazionali che vogliono davvero agire nell’ambito del governo della globalizzazione, garantendo allo stesso tempo la libertà di scelta alle nazioni, non devono andare contro la volontà dei singoli Stati. Devono invece aiutarli a realizzare i loro obiettivi, rinforzando e coordinando le loro capacità di regolazione di fenomeni globali.