Al-Shabaab
Recenti analisi di intelligence evidenziano una pericolosa avanzata del gruppo terroristico al-Shabaab all’interno della compagine politica e militare somala. Le infiltrazioni jihadiste nell’esercito nazionale della Somalia conferirebbero importanti vantaggi strategici, e crescono al contempo le preoccupazioni per la strategia politica messa in campo dai qaedisti.

Nel corso di quest’anno, in vista delle prossime elezioni generali in Somalia, la lotta tra governo federale e al-Shabaab nel centro e sud del paese “è probabile si trasformi in un vero e proprio conflitto armato”. A sostenerlo è un’analisi pubblicata il 24 gennaio dall’organizzazione Strategic Intelligence Service, secondo cui, nei prossimi mesi, il movimento qaedista Harakat al-Shabaab al-Mujahideen (Hsm) concentrerà le sue strategie terroristiche sul fragile esercito somalo, sulla popolazione e sulla classe politica, per arrivare a destabilizzare le istituzioni di Mogadiscio. L’obiettivo sarebbe quello di distruggere le conquiste fatte in questi anni dagli ex “signori della guerra” – molti dei quali sono oggi uomini di governo – e ottenere il potere nascondendosi dietro ai nuovi partiti politici.

Infiltrazioni terroriste
Sul piano militare, fanno notare gli analisti, la tattica in parte consiste nell’infiltrazione jihadista all’interno dell’esercito, per indebolirlo ed isolarlo dal contesto della missione africana (Amisom). Confermerebbero questa visione due episodi avvenuti lo scorso anno, in cui membri dell’esercito somalo avevano fatto esplodere ordigni all’interno di campi militari uccidendo decine di compagni. “Si sospetta che un numero significativo di simpatizzanti jihadisti siano operativi all’interno dell’Esercito nazionale somalo (Sna)” si legge nell’analisi. E questo significa che, potenzialmente, al-Shabaab potrebbe disporre di preziose informazioni militari quali mappe, numero di forze, quantità e tipo di equipaggiamento delle basi Amisom. Se letto in quest’ottica, anche il recente attacco di El Ade avrebbe potuto essere stato “guidato” dall’interno. Sempre secondo gli analisti, dopo l’indebolimento provocato dalla perdita del controllo del porto di Kisimayo, nel 2012, al-Shabaab ha utilizzato gli attacchi alle basi militari anche per rifornirsi di armi, ed è oggi in possesso di armamenti altamente tecnologici.

La strategia politica
Sul piano politico, il controllo di ampie zone nel centro-sud del paese permette alla rete jihadista di esercitare pressione sul resto del territorio. I numerosi attacchi alle basi Amisom – la maggior parte dei quali quasi ignorati dalla stampa estera – e l’indebolimento dell’esercito somalo avrebbero come scopo “l’allontanamento delle forze dell’Unione africana dalle aree economicamente, politicamente e militarmente utili”. Se sostenuti da nuove alleanze con i clan e milizie locali – conclude l’analisi – al-Shaabab diverrebbe in grado di ottenere la leadership politica che permetterebbe di controllare praticamente quasi tutta la Somalia.

Qui sopra, una cartina con in evidenza il controllo del territorio somalo da parte di al-Shabaab aggiornato al settembre 2015