Mostra a Genova
Al Castello delle culture del mondo, a Genova, sono ospitati gli ori degli Akan, una popolazione ivoriana che ha fatto del metallo prezioso un elemento centrale nella rappresentazione della propria identità.


Sarà un viaggio dorato, quello che potrete compiere nelle sale private della dimora del Capitano D’Albertis. A Genova, in un angolo di paradiso chiamato Castello delle culture del mondo, sono ospitati gli ori di una popolazione ivoriana. L’oro per gli Akan è il sole, la vita e come tale, ad esempio, nelle leggende locali, si muoverebbe sotto terra spostandosi come un essere vivente da luogo a luogo.
Gli Akan della Costa d’Avorio abitano nelle regioni del sud-est e del centro, al confine con il Ghana. Rappresentano un gruppo particolarmente numeroso fra le diverse etnie dell’Africa occidentale e fanno parte del più vasto insieme degli Ashanti.

 

 

Secondo la visione tradizionale degli Akan, l’oro è un vero e proprio essere vivente dallo spirito forte e temibile. Per questa sua natura eccezionale, è considerato con riguardo e venerazione. La sua ricerca richiede rituali di purificazione e per toccarlo e forgiarlo bisogna seguire procedure molto severe.

 

Facendo uso di diverse tecniche di lavorazione , gli Akan plasmano con maestria questo materiale prodigioso, creando gioielli e ornamenti regali, insegne di potere e figurine rappresentanti animali e scene di vita quotidiana. E nel percorso della piccola ma splendida mostra ospitata dal Castello del Capitano D’Albertis, figura di viaggiatore che ha raccolto nella sua dimora sulle colline genovesi, cimeli e oggetti da ogni parte del mondo, queste tecniche appaiono nella loro bellezza.

 

Piccoli animaletti dorati adagiati in teche di vetro animano improbabili zoo dorati come fossero vivi. Medaglioni preziosi che ritraggono volti dai lineamenti decisi e scettri che indicano il potere dei ‘capi’ sono le chiavi d’accesso a questo mondo degli Akan. Grazie a collezionisti in giro per l’Europa, uno fra tutti l’italiano Giovanni Franco Scanzi naturalizzato ivoriano, a Genova sono confluiti elementi di rara bellezza e preziosità come le statuine di fabbri, giocatori di awalè, madri che allattano, tutte in dimensioni tali da starci in una mano ma curati e intensi come esempi della migliore scultura naturalistica.

 

Le figurine presenti alla mostra del Castello D’Albertis rappresentano spesso i protagonisti del mondo della tradizione orale Akan e dei loro proverbi.

Fra le varie produzioni in oro di questa regione, si ritrovano anche numerosi pendenti a forma di testa umana, che evocano attraverso segni distintivi le caratteristiche sociali e di genere delle figure rappresentate. In certe circostanze, vengono utilizzati secondo il loro uso tradizionale: per dirimere i conflitti ponendo sotto la protezione degli antenati chi dichiara di possederne una.

 


Gli Akan conservano all’interno del tesoro del clan – detto nella loro lingua Dja – gli oggetti d’oro che simbolizzano concetti da perpetuare nel tempo, diventati beni di tutta la comunità. Il Dja e tutto ciò che serve a misurarne la ricchezza è racchiuso in una cassa di legno, spesso abbellita con simboli o raffigurazioni di divinità poste a sua protezione.

 

Gli oggetti tradizionali d’oro vengono nascosti dalle famiglie e trasmessi per generazioni. Sono mostrati con grande orgoglio in occasioni delle solenni celebrazioni annuali molto attese. Solo gravi crisi economiche possono spingere un proprietario a venderli.

 


L’oro è spesso associato agli emblemi pubblici perché ritenuto artefice di felicità, salute e fortuna per tutti coloro che se ne servono nelle attività politiche. Metallo inalterabile, diventa sinonimo d’immortalità e simbolizza la perennità del potere regale emanato dall’intervento divino.

 

Nella mani del sovrano Akan sono riuniti tutti e tre i poteri: economico, politico e religioso rappresentati rispettivamente dal tesoro, dalla sciabola e dal trono. Gli emblemi vengono realizzati o placcati in oro e abbelliti da decorazioni simboliche.

 

Le insegne di potere regale vengono esibite quasi esclusivamente in occasione delle grandi cerimonie come l’intronizzazione, i funerali regali o la festa dell’igname.

 

Il seggio d’oro del re degli Ashanti riveste un’importanza particolare. E’ oggetto di una speciale venerazione perché ricorda il leggendario trono disceso dal cielo del fondatore Regno Akan, Osei Tutu. 

 

 

 

In occasione della Mostra Nigrizia.it, in collaborazione con il Museo e la Cooperativa SolidarietàeLavoro dà la possibilità ai lettori del nostro sito di entrare a visitare l’esposizione con un biglietto ridotto.

 

Vi basterà stampare questa pagina e mostrarla alla cassa.

 


Buona visione!

 

Info:

 

Castello D’Albertis Museo delle Culture del Mondo Museo delle Musiche dei Popoli

Corso Dogali 18, 16136 Genova

tel. 010. 2723820/464

fax 010. 2721456

castellodalbertis@comune.genova.it